Immagina di tornare da un viaggio, svuotare lo zaino e lasciare che tutti i ricordi che hai portato con te, soprammobili, biglietti, fotografie, libri, abiti, vadano a mischiarsi con le storie che gli altri oggetti di casa tua raccontano. Lasciarli dialogare coi silenzi e coi rumori, coi pieni e i vuoti di una vita che è unica e allo stesso tempo una vita tra le vite.
Il viaggio di Tatiana Trouvé parte proprio da questa idea: la vita degli oggetti che, carichi di storie, attraversano tante vite quante quelle delle persone con cui entrano, direttamente o indirettamente, in contatto.
Da qui il titolo della mostra “The strange life of things”, curata da Caroline Bourgeois e James Lingwood e visitabile fino al 4 gennaio 2026, che prende vita nei tre piani di Palazzo Grassi.
Tatiana Trouvé è un’artista franco-italiana, tra le più rappresentate nella collezione di François Pinault, conosciuta per la sua produzione artistica che attraverso sculture, installazioni e disegni esplora il legame tra spazio, tempo e ricordi collocati in universi enigmatici e questa a Palazzo Grassi è la sua più grande mostra personale in Italia.
– Di cosa ci parla “The strange life of things”?
Il racconto della mostra si configura come un’immersione tra i misteri della propria soffitta, dove giacciono immobili pezzi della tua storia e di quella delle persone che hanno attraversato i tuoi giorni lasciandovi un oggetto, per dimenticanza o in dono, come traccia del proprio passaggio. L’intenzione dell’artista sta nello scardinarli dall’immobilità in cui tendiamo a relegarli e permettere al loro intreccio spontaneo di farsi arte, di dar voce alla vita interiore dello spazio.
La strana vita delle cose non si esaurisce nella dimensione del privato ma abbraccia anche lo spazio urbano, in un’ottica che non crede nell’unitarietà degli spazi ma in un perpetuo incrocio di reminiscenze, echi, affinità tra la concretezza urbana e il flusso psichico. Così in Hors-sol (2025), l’installazione che occupa l’atrio di Palazzo Grassi, calchi di oggetti appartenuti non ad una persona ma a diverse città come tombini e piastre di copertura delle tubature si dispiegano su un pavimento d’asfalto per creare, se vista dall’alto, una mappa cosmologica. Tale mappa tornerà utile ai visitatori per orientarsi nei molteplici universi dispiegati dall’artista che si incontrano salendo per i piani. Allo stesso tempo l’opera crea una tensione verso il basso, apre all’immaginario di un mondo sottostante di cui i tombini sono botole d’accesso, una dimensione segreta che è contemporaneamente cosmica, psichica e acquatica, con un richiamo alla centralità dell’acqua per la città di Venezia.
Fondante è infatti nel pensiero di Trouvé l’idea di ecosistema, di dialogo tra le opere stesse e tra le opere e il mondo esterno di cui esse non sono che un’emanazione in grado di dar vita ad un, come lo definisce l’artista, “vagabondaggio condiviso”.
L’idea di viaggio torna preponderante nel gruppo sculture “Città”, un insieme di collane composte da oggetti raccolti nelle sue esperienze in varie città del mondo, questi souvenir alternativi sono composti da calchi dipinti di reliquie urbane e naturali come accendini, piume, rifiuti, pietre, fiori, conchiglie, giocattoli. Ogni collana porta il nome della città da cui gli oggetti provengono e ne racconta angoli nascosti, al di sotto della superficie delle città invisibili, opera di Italo Calvino molto cara all’artista a cui rivolge continui rimandi nel corso dell’esposizione.
– La serie “The Guardians”

Tra le varie serie esposte in mostra che dialogano con installazioni e sculture concepite appositamente per gli spazi di Palazzo Grassi, “The Guardians” (avviata nel 2013) racchiude un concentrato di significati centrali nell’opera di Trouvé: ogni scultura è composta da una sedia o, in qualche caso, da una panchina, sulla quale poggiano elementi in pietra tra cui marmo, onice e sodalite e oggetti fusi in bronzo e ottone. Si tratta di un repertorio di affetti personali che tendono a ripetersi, ognuno di essi richiama all’artista un ambito del vivere: scarpe da donna, associate al camminare e al pensiero, coperte e cuscini accostabili all’abitare, valigie e chiavi vicine al viaggiare e alle nuove opportunità. Spiccano poi varie riproduzioni in bronzo di libri sui più disparati argomenti: dall’antropologia all’anarchismo, dalla biologia alla fantascienza, fino all’esplorazione dei mondi onirici dei popoli indigeni, la maggior parte di essi ad opera di autrici donne. Questo fa dei Guardians dei portatori di cultura e dei custodi di speranza in un futuro diverso, aperto a sistemi di conoscenza alternativi.
In diverse sale della mostra campeggia, ai lati della stanza, una di queste sedie, a sentinella dell’installazione centrale, ognuna di esse, con gli oggetti che porta con sé, ricorda all’artista una persona passata nella sua vita ed è significativo che ognuna di loro sia posta simbolicamente a guardiania del resto delle sue opere.
– Un biglietto, due mostre!
Con lo stesso biglietto di Palazzo Grassi puoi visitare fino al 23 novembre 2025 anche la mostra a Punta della Dogana “Thomas Schütte: Genealogies” sempre a cura della Pinault Collection.
Il biglietto che comprende entrambe le esposizioni costa 7 euro per i visitatori dai 20 ai 26 anni
Il mercoledì l’ingresso è gratuito per gli studenti degli atenei veneziani (Ca’ Foscari Ca’ Foscari, IUAV, Accademia di Belle Arti, Venice International University, Conservatori Benedetto Marcello) e per i residenti nella città Metropolitana di Venezia
Orario: 10-19, chiuso il martedì.
Non perdertele!!
-Giada
