• Tra le tematiche ricorrenti nelle questioni sociali odierne, troviamo ancora spesso la difficoltà delle donne di realizzarsi in vari ambiti della vita. L’autorealizzazione non dipende solo dall’interiorità di un individuo, ma è anche influenzata dall’ambiente esterno e dal vissuto di ognuno. Oggi vorrei parlarvi di uno spezzato della vita delle donne nella contemporaneità dall’altra parte del mondo. Spostiamoci quindi in Giappone.

    “Seni e uova” è un romanzo scritto da Mieko Kawakami nel 2019 ed edito in Italia da Edizioni E/O.

    La storia è divisa in due parti, che si distanziano di otto anni, in cui la protagonista è Natsuko, aspirante scrittrice.
    La sorella maggiore, Makiko, la raggiunge a Tōkyō, perché desiderosa di rivolgersi ad una clinica specializzata in mastoplastica additiva. Incontrerà il dissenso della giovane Midoriko, sua figlia, che non parla con la madre da mesi, essendo da poco entrata nel periodo più complicato dell’adolescenza.
    L’inizio del romanzo gira tutto intorno alla scelta di Makiko e sulle riflessioni che l’hanno portata a prendere questa decisione.

    Se l’esordio del libro, quindi, riflette in qualche modo la prima parola del titolo, considerando l’insicurezza riguardo il seno di una delle protagoniste, possiamo riscontrare lo stesso fenomeno anche per il secondo termine. Entriamo nella successiva, e più corposa, parte della storia. La parola “uova” si riferisce, in questo caso, agli ovuli. Ci troviamo di fronte ad un tema che tocca molte donne: il problema di non poter avere figli tramite metodi “convenzionali”. 

    Il più grande desiderio di Natsuko è quello di diventare madre ma non è sposata né fidanzata, anzi, incontra non poche difficoltà a rapportarsi con l’altro sesso. Decide di dirigere la sua attenzione verso le banche del seme, facendo molte ricerche sull’argomento e cercando di considerare il maggior numero di aspetti possibili.
    Questo tema in Giappone è non poco complesso, in quanto le strutture per l’inseminazione artificiale sono poche e ancora meno sono quelle disposte ad accettare coppie omosessuali o persone single che sono costrette a rivolgersi all’estero. Consideriamo inoltre che anche le coppie eterosessuali che fanno affidamento su tale metodo, tendono a tenerlo segreto, in quanto non viene messo sullo stesso piano del concepimento “tradizionale” dall’opinione pubblica.
    Oltre alle difficoltà sociali, la protagonista si ritrova anche attanagliata dai dubbi di natura etica, chiedendosi se sia giusto o meno far nascere una nuova vita tramite il contributo di uno sconosciuto.
    Come potrebbe reagire il nascituro scoprendo la verità nel futuro? Un aspetto fondamentale da tenere presente, che la protagonista infatti non sottovaluta, è la quasi totale assenza di strutture che permettono ai nati da inseminazione artificiale di conoscere il nome del donatore e, di conseguenza, del padre biologico, che per molti può essere motivo di sofferenza.

    Nel corso del romanzo emergono le considerazioni di alcuni personaggi che hanno scoperto solo dopo molto tempo di essere nati tramite inseminazione artificiale. Seppur non univoche, ci vengono presentate diverse esperienze di vita che sono state più o meno scosse e influenzate da questa scoperta. Non per forza deve avere un’accezione negativa, ma questi racconti fanno riflettere la protagonista e il lettore sulle possibili reazioni e considerazioni di persone concepite con questo metodo.

    L’abilità dell’autrice di dipingere i vari aspetti della mente, però, si concretizza soprattutto nella varietà di rappresentazioni femminili che ci vengono proposte. Non solo riusciamo a comprendere perfettamente i flussi di coscienza della protagonista principale, ma anche di tutte le altre donne che saranno presenti nella trama.
    Anche per quanto riguarda le figure più secondarie, riusciamo a capirne le ragioni e i sentimenti che muovono le loro azioni, anche in poche frasi.
    Uno degli aspetti più sorprendenti, infatti, è l’ampio spettro di mentalità femminili in cui non solo ci si può in qualche modo rivedere ma anche che si possono scoprire, toccando aspetti che magari noi, nel nostro piccolo, non abbiamo mai ritenuto importanti, soprattutto considerando l’ambientazione del Giappone contemporaneo.
    Tra i vissuti più commoventi, a mio avviso, troviamo quello di una donna che si sente intrappolata nel suo ruolo di moglie e madre, dovendo trasferirsi dalla suocera per dare aiuto al marito disoccupato a causa della depressione.
    Nonostante essa non sia parte preponderante della trama, la sua storia mi ha toccato nel profondo, per come viene descritto il suo senso di impotenza ed intrappolamento che sente nei confronti della sua famiglia.

    Il ruolo degli uomini in questo romanzo è marginale: sono pochi e ci restituiscono un’immagine a tratti stereotipata.
    Sembra quasi che Mieko Kawakami volesse relegare la figura maschile al solo contributo nella procreazione.
    Non fraintendetemi, c’è comunque un personaggio, in particolare, che si rivelerà importante per Natsuko, ma l’autrice ha voluto regalarci una storia che si concentrasse sul femminile, in un paese in cui, in alcuni ambiti, si trova ancora un forte maschilismo. 

    “Seni e uova” non vuole essere quindi un romanzo femminista con un’accezione estremista del termine, ma ci restituisce un quadro realistico. Le donne sono raffigurate con i loro dubbi, sia riguardo l’ambito lavorativo che quello famigliare. L’essere madri e l’essere lavoratrici non sono due mondi divisi e isolati, ma sono aspetti che le donne possono far convivere, se hanno il desiderio di farli convivere. 

    -Conema

    4–5 minuti

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