DEAD INTERNET THEORY: Complotti e dietrologie

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A chi non piace un po’ di complotto? La sensazione di star scoprendo qualcosa di ignoto alla maggior parte che, per contrapposizione, crea una cerchia di pochi eletti che invece sanno. Nel complotto di oggi si entra attraverso un post fatto nel 2021 in un forum online: come un novello Zarathrustra, un utente chiamato IlluminatiPirate, armato della sua lanterna digitale in pieno giorno, ha proclamato la morte dell’Internet. 

E, come Zarathustra che è proverbialmente “giunto troppo presto”, anche tale IlluminatiPirate, fu bollato come complottaro solo per aver parlato di qualcosa che si sarebbe realizzato di lì a pochi anni. Il contenuto del suo post infatti affermava di come l’Internet nel giro di relativamente pochi anni fosse stato monopolizzato e inglobato da vari tipi di intelligenze artificiali e bot. 

Ciò che avrebbe dunque provocato il tragico deperimento del nostro beneamato network è dunque il fatto che la maggior parte dei social e siti frequentati dagli utenti si basino su un algoritmo che di volta in volta propone dei contenuti (Una FYP). Il problema è che se viene introdotto un post creato con l’AI (che come sappiamo utilizza dati già presenti per “creare”), inevitabilmente questo stesso post verrà utilizzato come dato per creare una nuova immagine IA e così via, fino a che la maggior parte del materiale presente è stato creato da un bot, creando un circolo infinito di materiale prodotto che viene riutilizzato. 

Il grande sospetto sollevato da Pirate è dunque quello di non essere più in grado di distinguere cosa sia “reale” (ovvero postato consapevolmente da un utente in carne ed ossa) e cosa non lo sia. 

Niente di nuovo sul fronte occidentale virtuale. Le conseguenze? 

I social sono diventati bravissimi ad analizzare le nostre preferenze e predire cosa ci piacerà, portando ad una grande individualizzazione della nostra esperienza nella rete. L’Internet è nato proprio come una rete di condivisione virtuale (svincolata da spazio e tempo) che, paradossalmente, aveva, almeno nel suo inizio, uno spazio e probabilmente anche un tempo, ben definito. I primi computer diffusi tra le masse erano ingombranti e difficili da spostare. C’era campo in tutta la casa? Assolutamente no. Succedeva dunque che si potesse accedere ad Internet solo in certi luoghi ben definiti. Un po’ come i tubi di Super Mario, che solo passandoci attraverso si arrivava al mondo sotterraneo. 

Adesso invece siamo costantemente all’interno di questa rete, proprio perchè è molto più facile accedervi, portandoci ad avere un rapporto diverso con il mondo “reale”, che si configura quasi come un live action dell’Internet, in cui è sempre più difficile avere elementi in comune con gli altri sia a causa della moltiplicazione dei contenuti, ma soprattutto perchè adesso stiamo avendo prodotti e contenuti creati e proposti ad personam, finalizzati a creare dei veri e propri simulacri (Mi conceda Baudrillard l’uso spropositato di questo termine). 

Molti utenti, proprio per opporsi a questo uso di algoritmi e intelligenze artificiali generative, si stanno servendo dell’immagine di Clippy, l’assistente microsoft un po’ vintage, contrapposto invece a dei bot molto più intelligenti e programmati per spingere verso certi contenuti piuttosto che altri.

Ma chi dice che anche questo uso di Clippy non sia stato in qualche modo generato da un’AI? E questo articolo, che non sia solo un prompt dato in pasto a chat gpt? 

-S.


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