Neologismi e l’italiano di oggi: una riflessione critica

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“Vez” “Luculliano” “Tavolo” “Accollo” “Algoretica” “Bromance” “Brat” (Fonte: Sito dell’Accademia della Crusca) 

Queste sono tutte parole della lingua italiana, ma ciò non significa che ogni parlante della lingua italiana debba conoscere il significato di ogni singola parola. 

“Oh no! La povera lingua italiana in questi anni sta venendo bistrattata da parole macedonia straniere e nessuno è più in grado di parlarla correttamente secondo le regole grammaticali” Anche queste sono tutte parole della lingua italiana, anche se oggi vorrei convincervi di come l’oggetto a cui si riferiscono, ovvero la lingua italiana, è un oggetto che esiste più o meno. 

Prendiamo una piccola tangente: Non è stato l’italiano ad unire i cittadini di quel luogo che avrebbe preso il nome di Italia, ma ai cittadini l’italiano è stato insegnato dopo la costituzione dello stato per vie politiche. (Si vedano anche i programmi TV fatti proprio per insegnare l’italiano, oltre che per diffondere l’alfabetizzazione). 

Il primo motivo a supporto di questa riflessione è che TUTTE le lingue cambiano con il tempo, quindi non sarebbe corretto paragonare l’Italiano di cento anni fa con quello odierno e avere la pretesa che uno sia più giusto dell’altro. (Discorso che vale per tutte le lingue). Ricordiamo tutti il famoso caso di “petaloso”, tristemente rifiutato dalla Crusca, capeggiata da un manipolo di intellettuali reazionari ed ottusi, visibilmente opposti ai neologismi. (Si prega di notare l’ironia, N.d.A.) 

Il motivo per cui la Crusca ha rifiutato di inserire questa parola nei dizionari non è per il fatto che sia un neologismo (Nel loro sito hanno infatti una pagina dedicata solamente ai neologismi), quanto per il fatto che, pur essendo un termine grammaticalmente corretto (come espone Maria Cristina Torchia della Redazione della Consulenza Linguistica dell’Accademia della Crusca), il termine sia conosciuto ed utilizzato solamente da chi l’ha coniato. 

Ciò per dire che il linguaggio non è dunque qualcosa di deciso a tavolino, ma l’espressione di un abito culturale. 

Tuttavia non si possiede mai solo un abito, ma solitamente si dispone di un armadio, pieno di abiti diversi. 

E dunque arriviamo alla questione del cosiddetto plurilinguismo. 

Il fatto che si utilizzino dei registri linguistici, se non delle lingue diverse, per comunicare nei diversi ambiti non è affatto una cosa sbagliata, ma un semplice segnale dell’esigenza di avere un lessico specifico per trattare determinati argomenti. 

E non c’è nulla di nuovo in questo: già nell’antica Grecia (che non aveva una lingua greca ufficiale fino alla diffusione della koinè da Alessandro Magno), la lingua e il modo di comporre venivano scelti in base all’argomento trattato, come ad esempio la lingua ionica per la poesia amorosa, la lingua omerica per l’epica e il dialetto attico per la trattatistica. Dante stesso, grande amante dei neologismi, sfrutta il plurilinguismo per trasmettere in modo più preciso delle determinate situazioni. Nel Cinquecento e Seicento la maggior parte delle pubblicazioni scientifiche venivano scritte in latino.

La cultura pop odierna, quella nata “nell’Internet”, si serve di una lingua propria, ovvero l’ingelse, come lingua comune a tutti e dei propri “dialetti”. Basti pensare alla questione delle espressioni usate dai gen alpha: “Gyatt”, “Skibidi toilet”, “Ohio”. 

Tornando ora alla nostra Italia, “non donna di provincie ma donna di bordello”, si può dire che si sta tornando alla distinzione tra linguaggio “accademico”, ovvero l’Italiano grammaticalmente corretto ed insegnato a scuola, e l’italiano “Popolare” imbastardito da termini inglesi e dialettali. 

Inoltre, è davvero mai stato parlato “L’Italiano”? Una lingua totalmente italiana, priva di residui linguistici locali? Dubito fortemente, soprattutto per la questione menzionata in precedenza, del fatto che l’italiano sia stato insegnato nella speranza di creare una lingua nazionale coesa che unisse un popolo molto frammentato. 

Dunque, queste trasformazioni linguistiche sono qualcosa di dannoso? Assolutamente no! Mostrano solo come la società si stia sviluppando in un modo tale che la sola lingua italiana (O qualsiasi altra lingua) non basta più per discutere di QUALSIASI argomento, in quanto il nostro panorama concettuale si sta rendendo sempre più complesso e variegato. 

-s.

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