VENEZIA – Sanzioni e chiusure per i locali che non rispettano le regole. È questa la proposta che il comitato danni da movida mette in campo per “ottimizzare” gli effetti dell’ordinanza voluta dal Comune. Un confronto, quello con il Comune, che si riaccende dopo che entrambi (comitati e amministrazione comunale) si erano seduti a un tavolo per trovare una mediazione sul tema del diritto ai riposo da conciliare con quello dell’attività economica dei locali. Esigenze non semplici da conciliare, e non solo a Venezia.
Stesse limitazioni
Già dagli inizi di marzo, comunque, le serate dei fine settimana sono molto animate nei locali nelle zone della movida (Santa Margherita, San Pantalon, Crosera San Pantalon, Erbaria, fondamente della Misericordia e dei Ormesini, i campi Bella Vienna, San Giacometto ed Erbaria a Rialto, piazzale Roma, la zona dalla stazione a San Geremia).
«Obbligare i locali a chiudere prima delle due di notte non è possibile – spiega l’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga -, dato che alle 2 è prevista la chiusura completa e la preparazione inizia molto prima. Già all’1.30 ad esempio si deve smettere di servire i clienti e alle 23 c’è lo stop alla musica. Lo trovo corretto perché le attività possono lavorare e la città non offre nulla. Lo scorso anno abbiamo trovato questo accordo, il primo a livello nazionale tra comitati e categorie. La vedo molto dura accorciare ancora gli orari. È invece passata la responsabilità dei gestori sulle parti di loro controllo, locali e plateatico, ei risultati si sono visti: nel 2024 ci sono state molto meno sanzioni rispetto al 2023».
Esercizi virtuosi
Intanto, Costalonga e la collega assessora alla Sicurezza, Elisabetta Pesce, hanno lavorato a lungo a una bozza di protocollo d’intesa che coinvolga le categorie e le forze dell’ordine sulla prevenzione dell’illegalità in base al decreto Piantedosi: l’incontro, convocato dal prefetto Darco Pellos, è in programma mercoledì.
«Stiamo cercando di firmare questo protocollo d’intesa per riuscire a far passare le linee guida del decreto – aggiunge Costalonga – per premiare gli esercizi “virtuosi”, ad esempio quelli che montano telecamere di sicurezza dentro e fuori dai locali per prevenire risse, che hanno un responsabile per la sicurezza, l’illuminazione del plateatico. Insomma, una serie di buone pratiche che potrebbero consentire una valutazione molto più approfondita nel caso si verifichino fatti eclatanti e sia necessario prendere misure come la chiusura».
Non è detto che si raggiunga l’accordo anche su questo, nel senso che alcune categorie ritengono troppo onerosi questi accorgimenti. Tuttavia, non è nemmeno corretto che le forze di polizia debbano provvedere alla sicurezza dei luoghi in cui ci sono i locali aperti fino a tardi, distraendoli da altri incarichi.