• VENEZIA – Sanzioni e chiusure per i locali che non rispettano le regole. È questa la proposta che il comitato danni da movida mette in campo per “ottimizzare” gli effetti dell’ordinanza voluta dal Comune. Un confronto, quello con il Comune, che si riaccende dopo che entrambi (comitati e amministrazione comunale) si erano seduti a un tavolo per trovare una mediazione sul tema del diritto ai riposo da conciliare con quello dell’attività economica dei locali. Esigenze non semplici da conciliare, e non solo a Venezia.

    IL COMITATO
    A farsi portavoce dell’esigenza dei residenti di avere «una città vivibile di giorno e soprattutto di notte» è Martina Zennaro, presidente dell’associazione che chiede di trovare un modo per far sì che i residenti possano riposare. «Ricordiamo che è vietata la musica dopo le ore 23 e il rispetto dei decibel dovrebbe abbassarsi dopo le 22, non dopo le ore 23, come viene sempre riferito. È vietato servire alcolici ai minori e a chi già si trova in alterato stato di ubriachezza, è vietato servire clienti oltre il plateatico, non si può stare fuori in piedi in locali che hanno plateatico autorizzato, non si può recare disturbo con rumori e schiamazzi», una “lista della spesa” su cui Zennaro e l’associazione chiedono controlli. L’esigenza dei residenti è quella di arrivare a una soluzione quanto prima: «Le segnalazioni sui plateatici abusivi non sortiscono effetto, le stufette pericolose sono sempre al loro posto in attesa di possibili incendi. Le ordinanze sono inutili se non si provvede a sanzionare e il comitato non è d’accordo nemmeno su maggiori telecamere e vigilantes privati che smorzano forze delle risse, ma di sicuro non sono in grado né conoscono i regolamenti comunali».

    ORARI
    Zennaro precisa anche la posizione del comitato in relazione all’ordinanza comunale: «Per la terza estate, a smentita di quanto abbiamo letto sui giornali, siamo contrari all’ordinanza antimovida e non abbiamo mai “accettato” la chiusura dei locali alle ore 2. La movida è un problema radicato e nazionale che deve essere risolto». In discussione c’è l’orario: «Chiudere i bar alle 2 di notte significa impedire le otto ore minime di sonno necessarie per non ammalarsi e raccomandate dall’Oms, a meno che non si pensi che nelle città la popolazione possa “permettersi” di andare a letto alle 2 e svegliarsi alle 10, modificando di fatto gli orari di lavoro di intere categorie: insegnanti, medici».

    La contrapposizione continua, così, ad essere quella tra lavoro e riposo, con i bar da un lato e chi vuole dormire dall’altro: «Il diritto al guadagno non può ledere il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Il comitato ufficialmente chiede almeno la chiusura alle ore 24 di quei locali che i residenti hanno segnalato da anni come molto rumorosi. Che poi si faccia passare come risultato positivo il premiare i locali virtuosi ci sembra ancor più una presa in giro, rispettare le regole, e per fortuna la maggioranza dei locali lo fa, è un obbligo e non un atto eroico». Per questo, il gruppo ritiene che sia fondamentale chiudere i locali alla mezzanotte, ma solo i «locali da noi segnalati da tre anni come peggiori e per quelli che rispettano le regole invece e non creano disturbo (anche se la chiusura alle 2 non ci sembra umana) non ha nemmeno senso l’ordinanza. Chiediamo solo il rispetto delle regole e nessuna inutile concessione e ordinanza». Da ultimo, una battuta riguarda anche la gestione dell’alcol ai minorenni: «Servire o meno alcol ai minori non è una scelta discrezionale o etica, in quanto è punibile penalmente. Credo sia grave che i gestori dei locali prendano sotto gamba un problema così serio».

    IL COMUNE
    L’assessore al commercio, Sebastiano Costalonga, replica così: «Mi stupisce questa presa di posizione del comitato e di Martina Zennaro. Intanto chiarisco ancora una volta che l’amministrazione ha prescritto ai pubblici esercizi precise regole in base al decreto Piantedosi sulla sicurezza. E poi ricordo che gli stessi comitati si sono seduti al tavolo con noi per discutere insieme una mediazione con i pubblici esercizi, uscendo soddisfatti e dichiarandolo anche».

    «Non solo – prosegue l’assessore -. ma gli stessi comitati hanno mostrato apertamente apprezzamento per gli interventi della polizia municipale. Venezia, e questo lo può testimoniare anche Fabrizio Coniglio a nome dei comitati, è un caso unico in Italia. Per primi abbiamo messo di fronte residente ed esercenti, per trovare un punto di equilibrio, approvato da tutti. Io capisco che i comitati vogliono il massimo, ma lo vogliono anche i locali. Dobbiamo contemperare le esigenze di tutti e abbiamo fatto il meglio. Poi tutto è perfettibile, ma si lavora insieme».

    Costalonga conclude poi con una osservazione. «Io capisco che magari certe affermazioni vengono fatte ora perché qualcuno si sente già in campagna elettorale. Se è così ce lo dicano, così andiamo a parlare direttamente con i loro referenti politici».

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