Biennale Architettura 2025: Una Guida Completa

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La Biennale di Venezia come ogni anno si dedica ad un argomento differente tra Arte e Architettura e con la giornata di oggi si è inaugurata la Biennale Architettura 2025.
Con questa rapida guida volevamo elencarvi e spiegarvi cosa potrete trovare all’interno delle varie sedi in giro per Venezia.

All’interno della sede centrale dei “Giardini della Biennale” nel sestiere di Castello a 500m da Piazza San Marco e a 500m dall’Isola di Sant’Elena si possono trovare i padiglioni nazionali, così elencati:

AU Australia
AT Austria
BE Belgio
BO Stato Plurinazionale della Bolivia
BR Brasile
CA Canada
CZ Repubblica Ceca
KR Repubblica di Corea
DK Danimarca
EG Egitto
FI Finlandia
FR Francia
DE Germania
JP Giappone
GB Gran Bretagna
GR Grecia
NL Paesi Bassi
P.N. Paesi Nordici
PL Polonia
RO Romania
RS Serbia
SK Repubblica Slovacca
ES Spagna
US Stati Uniti d’America
CH Svizzera
HU Ungheria
UY Uruguay
VE Repubblica Bolivariana
del Venezuela
P.VE Padiglione Venezia Venice Pavilion

Biennale Architettura 2025
Azerbaigian, Oman, Qatar e Togo partecipano per la prima volta

65 padiglioni nazionali, quattro nuovi paesi e tre macro-temi definiscono il futuro dell’architettura alla Biennale di Venezia.

Intelligens. Naturale, artificiale, collettiva: la 19esima Mostra Internazionale di Architettura è diretta dall’architetto e ingegnere torinese Carlo Ratti. La sua Biennale esplora le forme di intelligenza che hanno modellato le città e come possono guidare le scelte del futuro. Partendo da Venezia. 

Intelligens. Naturale, artificiale, collettiva
19. Mostra Internazionale di Architettura

diretta da Carlo Ratti
Da sabato 10 maggio a domenica 23 novembre 2025

LA GUIDA COMPLETA DALLA A ALLA Z DEI PADIGLIONI DELLA BIENNALE ARCHITETTURA 2025

1. ALBANIA

  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Diversi studi (51N4E, Aires Mateus e Associados, Álvaro Siza, ecc.)
  • Curatore: Anneke Abhelakh

L’Albania, giovane democrazia con una popolazione di tre milioni di abitanti, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Dopo la fine del regime dittatoriale nel 1992, il Paese ha attraversato un profondo cambiamento, specialmente nel rapporto con gli spazi pubblici e privati.

In questo contesto, l’architettura ha assunto un ruolo centrale, con una libertà creativa molto ampia per gli architetti, diversa rispetto ad altre parti del mondo. Questa libertà porta però anche una responsabilità importante: quella di rispettare il paesaggio naturale e le risorse ambientali, cercando di integrare e non dominare il territorio.

Il progetto per il Padiglione racconta proprio questa relazione tra architettura e società, considerando come gli architetti stiano contribuendo alla formazione della nuova identità albanese. Attraverso un film con interviste agli architetti e una pubblicazione intitolata The Albanian Files, vengono mostrate le trasformazioni urbane e sociali che stanno definendo l’Albania contemporanea.

L’obiettivo è creare un dibattito aperto e pubblico sull’architettura, coinvolgendo professionisti, cittadini e istituzioni, per immaginare insieme il futuro del Paese.

2. ARABIA SAUDITA

Per la Biennale 2025, il padiglione diventa un archivio vivente: raccoglie voci, immagini e pratiche legate all’architettura vernacolare Najdi di Riyadh, oggi in trasformazione.

Il concept progettuale di Syn Architects (Sara Alissa e Nojoud Alsudairi) nasce da una domanda chiara: come si costruisce sapere architettonico in dialogo con il territorio, la memoria urbana e le urgenze contemporanee? La risposta è una piattaforma pedagogica alternativa, aperta alla sperimentazione e al confronto internazionale. Un laboratorio attivo che unisce didattica, ricerca e progettazione, con un programma pubblico e una pubblicazione dedicata. L’obiettivo è documentare il passato, usandolo come strumento per leggere e costruire spazi futuri, sostenibili e condivisi.

3. ARGENTINA

  • TitoloSiestario
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Juan Manuel Pachué, Marco Zampieron
  • Curatore: Juan Manuel Pachué, Marco Zampieron

Il tema è il tempo, inteso come sospensione, come spazio che si sottrae alla sequenza lineare. Siestario, di Juan Manuel Pachué e Marco Zampieron con Brian Ejsmont, prende forma attorno a un tubo agricolo gonfiabile utilizzato per lo stoccaggio dei cereali, rimosso dal suo uso originario e trasformato in struttura per il riposo. Un volume statico che altera il ritmo della visita e introduce un’architettura pensata per la pausa.

Disegni, immagini e fotografie si distribuiscono nello spazio senza ordine prestabilito, proponendo una lettura per frammenti, senza gerarchie.

La siesta viene trattata come pratica collettiva, capace di generare uno scarto critico rispetto all’organizzazione funzionale dello spazio.

4. ARMENIA

  • TitoloMicroarchitecture through AI: Making New Memories with Ancient Monuments
  • Posizione: Tesa 41, Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Electric Architects, TUMO, Ari Melenciano, CALFA, Monumed
  • Curatore: Marianna Karapetyan

Microarchitecture Through AI: Making New Memories with Ancient Monuments è un progetto che affronta la conservazione del patrimonio culturale attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale.

Al centro dell’esposizione, un modello generativo allenato sull’archivio digitale del Armenian Heritage Scanning Project, sviluppato da TUMO. L’IA elabora nuove configurazioni spaziali ispirate a strutture scomparse o a rischio, poi restituite alla materia attraverso incisioni su tufo, pietra tipica dell’architettura armena.

Il padiglione esplora il passaggio dal dato digitale all’oggetto fisico, indagando le implicazioni di autorialità, trasformazione e durata dell’identità culturale.

5. AUSTRALIA

Il Padiglione Australia 2025 presenta HOME, un progetto guidato da un gruppo di architetti e curatori aborigeni, con Michael Mossman, Emily McDaniel e Jack Gillmer.

Al centro, una riflessione sull’idea di casa come relazione con la terra, con la memoria e con la collettività. L’allestimento propone il Country Sphere, uno spazio interattivo in cui suoni, superfici e materiali naturali attivano un’esperienza sensoriale diretta.

I visitatori sono invitati a partecipare al Living Canvas, lasciando tracce, racconti e segni. L’installazione integra elementi fisici e realtà aumentata, con l’obiettivo di attivare un dialogo tra pratiche ancestrali e tecnologie contemporanee.

Il progetto si fonda su un’etica della restituzione: i materiali usati possono tornare al territorio, riducendo l’impatto ambientale, e propone un modello di architettura radicato nelle conoscenze indigene, orientato alla sostenibilità e capace di ridefinire le modalità espositive a lungo termine.

6. AUSTRIA

  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Michael Obrist, Sabine Pollak, Lorenzo Romito (curatori e progettisti)

La mostra indaga l’architettura come strumento per migliorare la qualità di vita. Metodi e scenari urbani si alternano, evidenziando l’importanza di scelte condivise per la gestione degli spazi. Il padiglione racconta un percorso che valorizza partecipazione e benessere collettivo.

7. AZERBAIGIAN

  • TitoloEquilibrium. Patterns of Azerbaijan
  • Posizione: Campo della Tana, Castello 2127/A
  • Architetto/Studio/Designer: ADEC, Simmetrico Architettura, A. Mammadov, N. Mammadov
  • Curatore: Nigar Gardashkhanova

Prima partecipazione dell’Azerbaigian alla Biennale Architettura di Venezia con una mostra che riunisce tre temi: rigenerazione urbana, innovazione tecnologica e conservazione del patrimonio.

La curatrice spiega: “Focalizzando l’attenzione sulla rigenerazione di un nuovo stile di vita verde attraverso l’innovazione, preservando al contempo il patrimonio culturale, ogni opera enfatizza l’importanza della solidarietà e della fiducia tra le gens (persone) come motori vitali per l’efficacia di qualsiasi forma di intelligenza.”

8. BAHRAIN

  • TitoloCanicola
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Andrea Faraguna, Wafa Al Ghatam, Eman Ali
  • Curatore: Andrea Faraguna

Il Padiglione Bahrain presenta Canicola, una mostra che parte da una realtà climatica precisa: il caldo estremo nella regione del Golfo. Le temperature record degli ultimi anni hanno aggravato una condizione già critica.

Il progetto nasce da un concorso nazionale e si concentra su risposte locali, concrete, sviluppate nel tempo. Il padiglione ripercorre pratiche di adattamento radicate nel territorio: spostamenti stagionali tra deserto e costa, distribuzione delle attività secondo il clima, uso mirato delle risorse idriche. L’obiettivo è chiaro: trasformare conoscenze storiche in strumenti operativi per affrontare la crisi climatica.

9. BELGIO

  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Bureau Bas Smets, Ghent University, Plant AnalytiX
  • Curatore: Bas Smets, Stefano Mancuso

Ripensare l’architettura come ambiente regolato anche da forme di intelligenza vegetale. La mostra propone edifici concepiti come microclimi artificiali, in cui le piante svolgono funzioni attive di raffrescamento e depurazione dell’aria.

Il padiglione funziona come laboratorio: analizza dati, modelli e scenari per rendere gli spazi urbani più abitabili. L’approccio è scientifico e operativo, basato sulle più recenti ricerche sulla fisiologia e il comportamento delle piante. La vegetazione diventa parte integrante del progetto architettonico oltre a essere elemento decorativo o paesaggistico.

Building Biospheres apre un fronte di indagine che intreccia ecologia, tecnologia e costruzione, spostando il focus dal costruire al convivere.

10. BRASILE

  • Titolo(Re)Invenzione
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Luciana Saboia, Eder Alencar, Matheus Seco (Plano Coletivo)
  • Curatore: Luciana Saboia, Eder Alencar, Matheus Seco

Il Padiglione Brasile presenta una riflessione sulla relazione tra natura e città, a partire da scoperte archeologiche recenti in Amazzonia che hanno portato alla luce sistemi infrastrutturali complessi precoloniali.

Il padiglione interroga il presente urbano del Brasile mettendo in tensione pratiche antiche e condizioni socio-ambientali attuali. L’approccio è multidisciplinare e collettivo: coinvolge architetti, studiosi e artisti da tutto il Paese e l’obiettivo è costruire una lettura critica della città contemporanea, esplorando il ruolo dell’architettura come mediazione tra ambienti naturali e costruiti.

11. BULGARIA

  • TitoloPseudonature
  • Posizione: Sala Tiziano – Centro Culturale Don Orione Artigianelli
  • Architetto/Studio/Designer: Technobeton, Rosie Eisor
  • Curatore: Iassen Markov

Una corte innevata nel pieno dell’estate veneziana ospita una macchina alimentata dal sole che produce neve e ne subisce gli effetti. Il sistema funziona finché non si auto-sabota: la neve copre i pannelli e rallenta il processo. L’interno ripensa l’odaya, ambiente domestico bulgaro, trasformato in spazio per la riflessione su intelligenze naturali, artificiali e collettive. Il camino è virtuale, costruito da un’IA. Il tappeto, fisico, è stato tessuto da Rosie Eisor.

La mostra lavora sulla contraddizione tra tecnologia e ambiente, tra artificio e necessità. Il catalogo, Radical Recipes for a Better Climate, raccoglie contributi di architetti e ricercatori, rielaborati dall’IA come istruzioni speculative per adattarsi al cambiamento climatico.

12. CANADA

  • TitoloPicoplanktonics
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Living Room Collective (Andrea Shin Ling, Nicholas Hoban, ecc.)

Ispirato alla vitalità del plancton, il progetto mette in scena microrganismi come metafora di interconnessione. Sculture, installazioni ed esperimenti visivi rivelano fragilità e forza della vita su scala infinitesimale, suggerendo una riflessione su come piccole parti possano generare dinamiche ampie.

Attraverso un gruppo selezionato di giovani studenti e professionisti dell’architettura e delle arti visive provenienti da tutto il Canada, il padiglione approfondisce l’idea di interdipendenza, indagando come il dialogo tra le persone e le discipline creative sia essenziale per affrontare le sfide della società contemporanea.

I partecipanti, ambasciatori della mostra, avranno l’occasione di confrontarsi con architetti, artisti e studiosi provenienti da tutto il mondo, stimolando così uno scambio di idee che approfondisce il ruolo dell’architettura come strumento per rendere la società più consapevole delle proprie connessioni interne ed esterne.

13. CILE

  • TitoloReflective Intelligences
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Serena Dambrosio, Nicolás Díaz Bejarano, Linda Schilling Cuellar
  • Curatore: S. Dambrosio, N. Díaz Bejarano, L. Schilling Cuellar

Il padiglione indaga la capacità riflettente dell’architettura, tra specchi, luci e superfici che amplificano percezioni e sensazioni. Le installazioni mirano a rendere visibili i legami sottili tra corpo, paesaggio e materia, aprendo prospettive inedite sull’ambiente edificato.

14. CINA

  • Titoloco-exist
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Atelier Alter, Drawing Architecture Studio, MAD Architects, ecc.
  • Curatore: Ma Yansong

Il progetto per il padiglione riflette sull’equilibrio tra spazi naturali e realtà urbanizzate, dove forme fluide, rappresentazioni urbane e scenari digitali evidenziano il potenziale della progettazione che unisce organico e artificiale. Al centro vi è l’idea di un’armonia possibile tra uomo e ambiente.

15. CIPRO

  • Titolo: (To the Stones) we lent you our breath and you whispered it back to the earth
  • Posizione: Associazione Culturale Spiazzi, Castello 3865
  • Architetto/Studio/Designer: Fisherwomxn, Aaron Gatt, Terract Salamiou, ecc.
  • Curatore: Sevina Floridou, Nicola Mitropoulou, Clara Zinecker

L’allestimento riprende la suggestione del “soffio alle pietre”, evocando memorie geologiche e ritualità collettive. Arte tessile, installazioni e pratiche partecipative danno vita a un dialogo tra esseri umani e terra, in cui la materia diventa voce e ricettore di storie condivise.

16. COREA DEL SUD

  • TitoloLittle Toad, Little Toad: Unbuilding Pavilion
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Hyunjong Kim (ATELIER KHJ), Heechan Park (Studio Heech)
  • Curatore: CAC (D. Chung, H. Kim, S. Jung)

L’esposizione prende come punto di partenza il padiglione coreano stesso, costruito nel 1996, e oggi oggetto di una rilettura critica.

Il progetto indaga le storie nascoste legate alla sua realizzazione, il rapporto con il contesto della Biennale e le implicazioni architettoniche del suo invecchiamento.

Il titolo richiama l’idea di sradicamento: le radici degli alberi che definiscono la struttura del sito diventano metafora delle relazioni stratificate che il padiglione ha generato.

L’esposizione riunisce artisti e progettisti coreani di diverse generazioni, tra cui Kim Hyunjong, Park Heechan, Lee Dami e Young Yena, in un confronto sul significato di costruire, abitare e smantellare.

17. CROAZIA

  • TitoloIntelligence of Errors / Intelligenza degli Errori
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Institute of Errors (Ana Boljar, Jana Čulek, ecc.)
  • Curatore: Ida Križaj Leko

L’errore diventa strategia di scoperta architettonica. Modelli, bozzetti e performance svelano come lo “sbaglio” conduca a soluzioni impreviste e fertili. Il padiglione suggerisce percorsi di progettazione che valorizzano l’inaspettato, rompendo schemi consolidati.

18. DANIMARCA

  • TitoloBuild of Site
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Søren Pihlmann (curatore/espositore)

Il Padiglione Danimarca si presenta come un cantiere attivo, dove l’edificio esistente diventa un caso studio in scala 1:1. Nessun allestimento simbolico: i lavori avvengono sul posto, usando materiali già presenti con la collaborazione di accademici e tecnici da Copenhagen, Zurigo e altre istituzioni.

L’intervento si concentra sul riuso, tema centrale per il futuro della costruzione e l’obiettivo è testare in tempo reale un metodo che unisce tecnologie avanzate a materiali naturali o riciclati. Il padiglione mostra un processo in corso per valorizzare ciò che esiste, leggere il costruito come risorsa, ridurre sprechi.

L’architettura si misura con i vincoli del già fatto, e li trasforma in possibilità operative.

19. EGITTO

  • Titolo“Let’s Grasp the Mirage.” A Game of Delicate Balance from a Small Egyptian Oasis to a Big Planet
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Salah Zikri, Ebrahim Zakaria, Emad Fikry (Curatori/Espositori)

Da un’oasi egiziana a scenari globali, l’installazione mostra l’equilibrio fragile fra risorse e crescita umana. L’immagine del miraggio diventa metafora di obiettivi sfuggenti, con spazi essenziali e giochi di luce che rendono visibile la precarietà idrica e ambientale su larga scala.

Let’s Grasp the Mirage propone un ambiente interattivo in cui ogni movimento altera configurazioni e rapporti. Il padiglione osserva l’architettura come campo operativo esposto a tensioni ambientali, sociali e culturali. L’oasi è trattata come sistema in trasformazione, attraversato da logiche collettive, tecnologie distribuite e risorse limitate.

20. EMIRATI ARABI UNITI

  • TitoloPressure Cooker
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Progetto a cura di Azza Aboualam
  • Curatore: Azza Aboualam

Dalla serra al tessuto urbano, il padiglione esplora il legame tra architettura e produzione alimentare in contesti climatici estremi, mettendo in mostra modelli di serre progettati per ambienti aridi, combinando tecniche tradizionali e tecnologie avanzate.

Il progetto analizza l’autosufficienza come strategia architettonica, studiando infrastrutture agricole già attive nel territorio e soluzioni pensate per integrarsi nel paesaggio urbano.

La mostra si muove tra ricerca applicata e prototipazione, affrontando le sfide della sicurezza alimentare e del cambiamento climatico. L’architettura viene trattata come dispositivo operativo per garantire risorse essenziali in contesti ad alta pressione ambientale.

21. ESTONIA

  • TitoloLet me warm you Lascia che ti riscaldi
  • Posizione: Castello 1611, Riva dei Sette Martiri
  • Architetto/Studio/Designer: Keiti Lige, Elina Liiva, Helena Männa
  • Curatore: Johanna Jõekalda (Commissario), con Lige, Liiva e Männa (Curatori/Espositori)

Il titolo Let me warm you richiama il tema centrale del Padiglione dell’Estonia: l’isolamento termico degli edifici e le sue implicazioni energetiche, sociali ed estetiche. Il progetto riflette in modo critico sulle politiche di riqualificazione edilizia adottate in Estonia e in molti altri paesi europei, evidenziando come queste trasformazioni, pensate per migliorare l’efficienza energetica, possano avere un impatto profondo sul tessuto urbano e sulla percezione dello spazio abitativo.

Il progetto mette in discussione la standardizzazione delle ristrutturazioni: gli interventi di isolamento termico, pur riducendo il consumo energetico, spesso uniformano e appiattiscono l’architettura, cancellando la storia degli edifici e alterando il loro rapporto con la città.

Attraverso la copertura di una facciata veneziana con pannelli isolanti e un’installazione avvolta in pellicola plastica, il padiglione invita a riflettere su quanto questi interventi siano realmente migliorativi o se rischino di trasformare gli spazi abitativi in luoghi anonimi e privi di identità.

22. FILIPPINE

  • TitoloSoil-beings (Lamánlupa)
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Christian Tenefrancia Illi
  • Curatore: Renan Laru-an

Soil-beings propone una riflessione sul suolo come entità vivente e culturale. L’artista filippino esplora la relazione tra colture, tradizioni agricole e architettura, suggerendo che la terra stessa possa essere fonte di ispirazione progettuale, in un continuo dialogo tra radici e modernità.

23. FINLANDIA (AALTO)

  • TitoloIl padiglione – Architecture of Stewardship
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Merle Karp, Jussi Hertz, Antti Auvinen, Samuli Saarinen
  • Curatore: Ella Kaira, Matti Jänkälä

Un edificio resta in piedi grazie a molti: progettisti, operai, restauratori, tecnici. Il progetto racconta questo insieme di azioni, spesso ignorate, che permettono all’architettura di durare.

Il padiglione costruito da Alvar e Elissa Aalto nel 1956 diventa un esempio simbolo, in cui ogni intervento – dalla posa iniziale al restauro di una gronda – è parte di un lavoro collettivo che attraversa il tempo.

L’installazione, sviluppata da Merle Karp e Jussi Hertz, costruisce un paesaggio sonoro e visivo fatto di gesti, voci, suoni e materiali, che ribalta l’idea dell’autore unico e mette in evidenza una rete di contributi che attraversano il tempo, dove l’architettura viene osservata nel suo farsi, nel suo tenersi insieme, giorno dopo giorno.

24. FRANCIA

  • TitoloLiving With / Vivre Avec
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Jakob+MacFarlane, Éric Daniel-Lacombe, Martin Duplantier, e molti altri
  • Curatori: Dominique Jakob, Brendan MacFarlane, Éric Daniel-Lacombe, Martin Duplantier

Il progetto francese si sviluppa all’esterno del padiglione, attualmente in restauro. Lo spazio espositivo diventa un dispositivo leggero, riutilizzabile, costruito con materiali di recupero.

L’intervento firmato Jakob+MacFarlane propone una struttura aperta pensata come rifugio inclusivo e laboratorio collettivo e l’allestimento accoglie incontri, mostre, momenti di lavoro condiviso, perchè ogni elemento è pensato per dialogare con il contesto, senza isolarsi.

Il progetto raccoglie contributi di studi di architettura che presentano opere in corso o già realizzate, in linea con l’idea di un’architettura capace di abitare il cambiamento: progettare in relazione a ciò che accade, tra intelligenza artificiale, naturale e umana.

25. GERMANIA

  • TitoloSTRESSTEST: Adapting to Extreme Heat
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: A24 Landschaft, ADEPT, Atelier Loidl, Sauerbruch Hutton, MVRDV, ecc.
  • Curatori: Nicola Borgmann, Elisabeth Endres, Gabriele G. Kiefer, Daniele Santucci

Il padiglione tedesco affronta l’aumento delle temperature come fatto progettualeSTRESSTEST analizza l’impatto del caldo estremo su città, edifici, organismi viventi e infrastrutture.

L’esposizione si sviluppa attraverso installazioni sensoriali e dispositivi spaziali che rendono leggibili gli effetti dello stress climatico: materiali a risposta termica, soluzioni per l’ombreggiamento urbano, architetture che integrano la vegetazione. Ogni proposta nasce da dati scientifici e osservazioni operative, in cui l’architettura viene trattata come strumento per intervenire, adattare, ridurre la vulnerabilità degli spazi abitati.

26. GIAPPONE

  • TitoloIn-Between
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Tamayo Iemura, Asako Fujikura + Takahiro Ohmura, SUNAKI
  • Curatore: Jun Aoki

Il Padiglione del Giappone riflette sul rapporto complesso tra tecnologia digitale e società contemporanea. Il curatore Jun Aoki parte dall’idea che la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale generativa potrebbe presto portare a una società sempre più standardizzata e priva di autenticità, dove la perfezione rischia di togliere spazio alla creatività e all’identità umana.

Per reagire a questo scenario, la mostra propone una visione alternativa basata sul concetto giapponese di “ma”, ovvero lo “spazio intermedio“. Questo spazio fisico o temporale indica la tensione che si crea dall’interazione tra due elementi diversi: tra naturale e artificiale, tra esseri umani e ambiente circostante.

La mostra mette al centro proprio l’edificio del Padiglione giapponese, coinvolgendo i visitatori in un dialogo tra elementi architettonici come le colonne, i muri esterni, il percorso interno e gli alberi presenti, e le installazioni artistiche che immaginano futuri possibili per questi spazi.

L’obiettivo è invitarci a ripensare il nostro rapporto con la tecnologia e l’ambiente, scoprendo una dimensione nuova che valorizza lo spazio di incontro e relazione come vera fonte di intelligenza e creatività.

27. GRAN BRETAGNA

  • TitoloGBR: Geology of Britannic Repair
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Cave_bureau, Palestine Regeneration Team (PART), Mae Ling Lokko & Gustavo Crembil, Thandi Loewenson
  • Curatori: Owen Hopkins, Kathryn Yusoff, Kabage Karanja, Stella Mutegi

Il padiglione britannico lavora sul tema dell’estrazione come trauma architettonico e ambientale, partendo dalla Rift Valley per interrogare il ruolo delle pratiche geologiche nei processi coloniali come relazione tra architettura e riparazione.

I progetti presentano tecniche costruttive legate al suolo, materiali locali e strategie di intervento capaci di affrontare i danni ambientali e le disuguaglianze lasciate da sistemi di sfruttamento storici. L’architettura è intesa come strumento per agire su squilibri che attraversano paesaggi, risorse e relazioni.

28. GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO

  • TitoloSonic Investigations
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Valentin Bansac, Ludwig Berger, Mike Fritsch, Alice Loumeau, Peter Szendy
  • Curatori: Valentin Bansac, Mike Fritsch, Alice Loumeau

Sonic Investigations (Indagini Sonore) è un invito a spostare l’attenzione dalla vista all’ascolto, per soffermarsi sulla dimensione sonora nell’architettura, rivelando come rumori e frequenze plasmino l’interpretazione dello spazio.

Viviamo in una società dominata dalle immagini, e spesso dimentichiamo l’importanza degli altri sensi per comprendere davvero l’ambiente che ci circonda. Questo progetto, ispirato al brano silenzioso di John Cage (4’33”), porta i visitatori a chiudere gli occhi per ascoltare con attenzione il mondo intorno.

Attraverso installazioni acustiche e ricerche interdisciplinari, il Padiglione del Lussemburgo propone un’esperienza basata sul suono per esplorare il territorio del Paese, caratterizzato da una grande densità infrastrutturale e naturale, rappresentativo di molti territori europei. Al centro dell’esposizione c’è una composizione sonora realizzata dall’artista Ludwig Berger, costruita attraverso registrazioni sul campo che raccolgono voci e rumori di ambienti naturali, umani e tecnologici.

Con l’ascolto attento di questi paesaggi sonori, la mostra ci invita a considerare prospettive non antropocentriche, cioè a guardare il territorio dal punto di vista delle altre forme di vita che lo abitano. Oltre al suono, una pubblicazione curata dal filosofo Peter Szendy approfondisce ulteriormente il tema, e una serie di performance e incontri completano l’esperienza sensoriale proposta.

29. GRECIA

  • TitoloIntelligensHistorica
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Nikos Skoutelis, Elisabetta Molteni, Klimis Aslanidis, ecc.
  • Curatore: Nikos Skoutelis, Elisabetta Molteni, Klimis Aslanidis, Antonis Karamitrou, Anna Tsitonaki

IntelligensHistorica propone di leggere il passato come fonte di soluzioni architettoniche, riadattate alla contemporaneità. Scavi, reperti e studi d’archivio si intrecciano con tecnologie odierne, suggerendo che l’intelligenza costruita nel tempo sia un patrimonio dinamico.

30. GRENADA

  • TitoloEchi di conoscenza: Il risveglio della biblioteca nazionale
  • Architetto/Studio/Designer: Irina Kostka, Giulia Conti e Alessandro Virgilio Mosetti
  • Curatore: Luisa Flora e Fulvio Caputo

Grenada torna a Venezia con un progetto dedicato alla rinascita della Biblioteca Nazionale, chiusa dal 2004 dopo l’uragano Ivan, che unisce ricerca architettonica, memoria collettiva e coinvolgimento della comunità.

L’allestimento si articola in due percorsi: Meta-project, guidato dall’architetta Irina Kostka Da Silva, lavora su risposte spaziali legate al clima, al territorio e al patrimonio culturale di Grenada; Symbol, a cura di Giulia Conti e Alessandro Virgilio Mosetti, indaga il valore pubblico dell’architettura e la sua capacità di costruire identità.

L’obiettivo è ripensare la biblioteca come spazio civico e culturale, radicato nel contesto e capace di generare intelligenza collettiva.

31. IRLANDA

  • TitoloAssembly
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Cotter & Naessens Architects (con Luke Naessens, David Stalling, Michelle Delea, Alan Meredith)
  • Curatore: Cotter & Naessens Architects

Assembly (Assemblea) è il titolo del progetto presentato da Cotter & Naessens Architects al Padiglione Irlandese. Il nome richiama sia il gesto del radunarsi che quello di costruire qualcosa unendo più elementi.

L’esposizione, curata dallo studio insieme all’artista sonoro David Stalling, all’architetta e poetessa Michelle Delea, al curatore Luke Naessens e all’artigiano del legno Alan Meredith, propone un’installazione multisensoriale ispirata all’esperienza dell’Assemblea dei cittadini irlandese. Quest’ultima è una forma innovativa di democrazia partecipativa nata nel 2016, dove persone comuni si riuniscono per confrontarsi su temi sociali e politici importanti.

Al centro del progetto c’è una struttura realizzata con materiali naturali e tecniche artigianali, come legno di faggio irlandese e un tappeto tessuto a mano. Al suo interno, suoni, musica, poesia e voci dei partecipanti dell’Assemblea dialogano con la struttura stessa, trasformandola in uno strumento musicale vivente che si completa soltanto quando abitato dai visitatori.

Attraverso questa esperienza, Assembly invita a riflettere sul valore dell’ascolto, della comunicazione paritaria e sulla capacità dell’architettura di creare comunità.

32. ISLANDA

  • TitoloLavaforming
  • Posizione: Castello 2125 (Ramo de la Tana)
  • Architetto/Studio/Designer: s.ap architects (progetto di Arnhildur Pálmadóttir)
  • Curatore: Arnhildur Pálmadóttir

Lavaforming attinge dalle caratteristiche vulcaniche dell’Islanda. Strumenti, modelli e installazioni mostrano come l’impiego della lava e il calore geotermico possano plasmare soluzioni costruttive. Un’indagine su materie prime estreme e processi che legano geologia e architettura.

33. ITALIA

  • TitoloTERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del mare
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Guendalina Salimei (curatrice)
  • Curatore: Guendalina Salimei

Il padiglione esplora il rapporto tra l’Italia e il mare, considerato un sistema vivente e fonte di innovazione. Suggestioni storiche, progetti costieri e ricerche tecnologiche illustrano l’idea che l’acqua sia una risorsa di intelligenza collettiva, capace di ispirare nuovi scenari di sviluppo.

34. KOSOVO

  • TitoloEmerging Assemblages: Navigating Shifting Ecologies
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Curatore: Erzë Dinarama

Il progetto riflette su ecologie in cambiamento e come l’architettura possa rispondere a fenomeni in continua evoluzione. Installazioni ibride si ispirano a paesaggi naturali e urbani, rivelando trame di trasformazione che invitano a ripensare la complessità territoriale.

35. KUWAIT

  • TitoloKaynuna
  • Posizione: Tesa 42, Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: (Espositori vari: Ahmad Almutawa, Alya Aly, Batool Ashour, ecc.)
  • Curatori: Hamad Alkhaleefi, Naser Ashour, Rabab Raes Kazem, Mohammad Kassem

Il progetto si concentra sull’essenza identitaria del Kuwait, ponendo in dialogo artisti e designer emergenti. Ogni installazione evoca aspetti spirituali, culturali e artigianali, in una ricerca che intreccia tradizioni del Golfo e prospettive di rinnovamento in un contesto globale.

36. LETTONIA

  • TitoloPaesaggio di difesa
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: SAMPLING (Manten Devriendt, Liene Jākobsone) e Nomad Architects (Marija Katrīna Dambe, Florian Betat)
  • Curatori: Liene Jākobsone & Ilka Ruby

Un’indagine sul paesaggio di confine della Lettonia alla luce delle strategie di difesa militare. La mostra mette in evidenza come barriere fisiche e dispositivi bellici – recinzioni, trincee, ostacoli anti-carro – abbiano modellato il territorio e condizionato la vita quotidiana.

L’allestimento, realizzato da SAMPLING e Nomad Architects, parte dall’esperienza degli abitanti delle aree di confine e pone una domanda precisa: cosa significa vivere oggi sul bordo esterno della NATO? Attraverso elementi installativi e visivi che riproducono materiali e segnali del controllo militare, il padiglione affronta le trasformazioni fisiche e psicologiche imposte dalla logica della sicurezza.

La difesa viene affrontata come fattore che modifica il territorio, condiziona le relazioni, impone forme di adattamento.

37. LIBANO

  • TitoloThe Land Remembers
  • Posizione: (Non specificato nel PDF, ma indicato: Arsenale)
  • Architetto/Studio/Designer: Collective For Architecture Lebanon (CAL): Edouard Souhaid, Shereen Doummar, Elias Tamer, Lynn Chamoun
  • Curatore: Edouard Souhaid, Shereen Doummar, Elias Tamer, Lynn Chamoun

Il padiglione esplora la dimensione mnemonica del territorio libanese, intriso di eredità storiche e tensioni contemporanee. Documenti, mappe e progetti si intrecciano per mostrare come la terra trattenga tracce di cambiamenti e relazioni sociali, diventando archivio vivo di identità multiple.

38. LITUANIA

  • TitoloARCHITREETECTURE
  • Posizione: Santa Maria dei Derelitti, Ospedaletto Complex, Barbaria delle Tole, Castello 6691
  • Architetto/Studio/Designer: Albinas Čepys, Algimantas Lėckas, Ona Lozuraitytė, Petras Išora, ecc.
  • Curatore: Gintaras Balčytis

Il progetto lituano parte dalla rimozione degli alberi nei contesti urbani per considerare come le trasformazioni del paesaggio modifichino relazioni ecologiche, sociali e culturali.

Un ceppo sradicato mostra l’interruzione fisica e simbolica di un sistema di connessioni tra natura e città. Seguono modelli architettonici che esplorano l’integrazione della vegetazione nel progetto, e un’installazione video che combina rilievi spaziali, materiali documentari e ambienti sonori.

Il lavoro si sviluppa nella Chiesa di Santa Maria dei Derelitti e comprende uno spazio di ricerca attivo dove università e professionisti collaborano su soluzioni per la neutralità climatica. L’approccio si fonda su una visione del paesaggio come infrastruttura culturale, costruita nel tempo e condivisa.

39. MACEDONIA DEL NORD

  • TitoloStrada Brutalissima
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Blagoja Bajkovski, Ana Rafailovska, Marija Antikj Nikolova, ecc.
  • Curatore: Blagoja Bajkovski

Il padiglione si focalizza sul brutalismo architettonico macedone, inteso come identità urbana e sociale. Fotografie, plastici e testimonianze raccontano l’evoluzione di questi edifici e il loro impatto sulle comunità, rivelando potenzialità e contraddizioni di un’epoca costruttiva decisa.

40. MAROCCO

  • TitoloMateriae Palimpseste
  • Posizione: Arsenale
  • Architetti/Curatori: Khalil Morad El Ghilali, El Mehdi Belyasmine

Il tema della stratificazione culturale e materica: un viaggio fra tradizioni tessili, calligrafia e concezioni innovative di spazio attraverso i dettagli tipici dell’architettura marocchina che vengono riletti in installazioni, evidenziando contaminazioni e riletture contemporanee.

41. MESSICO

  • TitoloCHINAMPA VENETA
  • Posizione: Arsenale
  • Curatori/Espositori: Ignacio Urquiza Seoane (Estudio IUAPdA), Ana Paula Ruiz Galindo, Mecky Reuss (Pedro & Juana), Sana Frini, Jachen Schleich (Locus) e altri

Ispirato alle chinampas azteche, il progetto intreccia acqua, agricoltura e tessuti urbani. L’idea di coltivare e vivere su bacini galleggianti è riletta in chiave veneziana, esplorando modalità di convivenza con l’acqua. Un dialogo tra patrimonio preispanico e sfide attuali dell’urbanistica lagunare.

42. MONTENEGRO

  • TitoloTerram intelligere
  • Posizione: ArteNova Campo San Lorenzo 5063
  • Architetto/Studio/Designer: (Curatore) Miljana Zeković, con supporto del Commissario Mirjana Đurišić

Il progetto montenegrino parte dal concetto di međe, i segni tracciati sulla terra per definire confini tra proprietà, comunità o territori. Linee semplici e cariche di significato sociale e culturale.

L’intervento costruisce un paesaggio sperimentale composto da strutture in policarbonato che ospitano batteri raccolti in diverse zone del Paese.

Il progetto tratta il suolo come archivio in trasformazione, dove ogni traccia racconta un uso, una convivenza, un equilibrio: le colture si sviluppano nel tempo e attivano uno spazio condiviso tra architettura e biologia; la materia vivente modifica l’ambiente, genera variazioni, apre possibilità di relazione tra specie e generazioni.

43. OMAN

  • TitoloTraces
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: (Curatrice) Majeda Alhinai, Jalila Almamari, Abdullah Alrashdi, William Virgil, Ben Elmer

Traces riflette sulle impronte lasciate dal tempo nel patrimonio costruttivo dell’Oman. Materiali tradizionali, antiche tecniche di muratura e interpretazioni digitali convergono in allestimenti che evidenziano la continuità del tempo, puntando su identità e rinnovamento.

44. PAESI BASSI

  • TitoloSidelined
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Gabriel Fontana con Alice Wong e Luca Soudant
  • Curatrice: Amanda Pinatih

Il padiglione olandese si trasforma in uno sport bar. Un ambiente riconoscibile, quotidiano, riletto come spazio critico, che usa lo sport per indagare come l’architettura organizza corpi, ruoli e comportamenti.

Il progetto parte da un punto preciso: le regole dei giochi non sono neutre, perchè possono includere o escludere, unire o dividere. Gabriel Fontana presenta nuove modalità di gioco — Multiform e Fluid Field — che riscrivono le dinamiche tra partecipanti e mettono in discussione le gerarchie consolidate. La scenografia, firmata da Koos Breen Jeannette Slütter, invita a osservare o partecipare, spostando l’attenzione sulla percezione dello spazio.

45. PAESI NORDICI (FINLANDIA, NORVEGIA, SVEZIA)

  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Teo Ala-Ruona e collaboratori
  • Curatore: Kaisa Karvinen (Commissario: Carina Jaatinen, A&D Museum Helsinki)

Il progetto mette in discussione le regole dell’architettura modernista partendo dal corpo trans. Gli spazi del padiglione vengono reinterpretati attraverso performance, installazioni e materiali scenici che sovvertono l’idea di ordine, simmetria e controllo formale. Le azioni proposte evidenziano come l’architettura possa imporre comportamenti e identità.

Il comfort nasce in spazi complessi, dove la mia silhouette non è al centro della scena”, afferma l’artista Teo Ala-Ruona, che attraverso performance e architettura diventano strumenti per immaginare ambienti più aperti e adatti alla pluralità dei corpi.

46. PAKISTAN

  • Titolo(Fr)Agile Systems
  • Posizione: Spazio 996/A
  • Architetto/Studio/Designer/Curatore: Anique Azhar, Sami Chohan, Salman Jawed, Bilal Kapadia, Mustafa Mehdi, Madeeha Merchant, Arsalan Rafique, Ayesha Sarfraz

Il padiglione investiga fragilità e adattabilità, tracciando paralleli fra sistemi naturali e urbani. Installazioni e studi di caso rivelano come la costruzione di reti collaborative e l’uso di materiali locali possano dare forma a un’architettura capace di resistere a contesti mutevoli.

47. PERÙ

  • TitoloLiving Scaffolding
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Alex Hudtwalcker, Sebastián Cillóniz, José Ignacio Beteta, Gianfranco Morales
  • Curatore: Stesso collettivo di progettisti/curatori
  • Contatto mail ufficio stampa: difusion@cultura.gob.pe

“Living Scaffolding” fonde elementi vegetali e strutture leggere, ricordando i ponti di radici viventi delle Ande. La proposta illustra come l’architettura possa integrarsi con l’ambiente, creando infrastrutture crescenti e rigenerative che connettono comunità e territorio.

48. POLONIA

L’architettura contribuisce a costruire un senso di sicurezza. Con questo concetto l’allestimento è stato pensato per mettere in relazione dispositivi tecnici – come estintori, videocamere, serrature – con gesti e simboli tramandati nel tempo: ferri di cavallo, rami d’erbe, oggetti protettivi legati alla tradizione locale.

L’intento è mostrare che tra tecnologia e rituale esiste una continuità: entrambi rispondono al bisogno di protezione, fisica e simbolica. Il progetto attraversa case, soglie e interni, cercando negli elementi minimi – un angolo, un oggetto, un segno – la capacità di trasmettere stabilità in un mondo instabile.

49. PORTOGALLO

  • Posizione: Fondaco Marcello
  • Architetto/Studio/Designer/Curatori: Paula Melâneo, Pedro Bandeira e Luca Martinucci

Il padiglione portoghese parte da una domanda semplice: esiste ancora un paradiso?

L’installazione Paraíso, hoje risponde con un atlante visivo: suoni, immagini, intelligenza artificiale e uno sguardo lucido sul territorio. Il progetto mostra un paese spinto da due forze opposte: la costa sotto assedio turistico e l’interno svuotato. Un invito a guardare meglio, a riconoscere valore anche dove il disastro sembra aver vinto.

L’architettura come atto culturale e collettivo per un paradiso possibile: da capire, discutere e costruire, oggi.

50. QATAR

  • TitoloBeyti Betak. My house is your house | La mia casa è la tua
  • Posizione: Giardini e Palazzo Franchetti (San Marco 2847)
  • Architetto/Studio/Designer: Nayyar Ali Dada, Hassan Fathy, OMA e altri
  • Curatori: Aurélien Lemonier, Sean Anderson

Il Qatar presenta un doppio intervento alla Biennale Architettura 2025, dove l’ospitalità viene trattata come condizione architettonica e culturale, legata a realtà planetarie e sociali in trasformazione.

Ai Giardini, il sito che ospiterà il nuovo padiglione permanente progettato da Lina Ghotmeh viene anticipato da una struttura temporanea in bambù firmata da Yasmeen Lari. Si tratta di un centro comunitario che mette al centro la cura condivisa e la resilienza come principi costruttivi.

Palazzo Franchetti, la mostra Beyti Beytak. My home is your home. La mia casa è la tua casa riunisce oltre trenta architetti di generazioni e contesti diversi per riflettere su come lo spazio domestico, religioso e civico possa generare appartenenza.

51. ROMANIA

  • Posizione: Giardini e New Gallery dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica (Palazzo Correr, Campo Santa Fosca, Cannaregio 2214)
  • Architetto/Studio/Designer: Vlad Nancă & Muromuro Studio (Ioana Chifu, Onar Stănescu)
  • Curatore: Cosmina Goagea

Oggetti, prototipi e installazioni partono da un archivio di disegni del XX secolo per interrogare il ruolo della figura umana nell’immaginare lo spazio e mette in dialogo le sculture di Vlad Nancă con un’installazione immersiva di Muromuro Studio. I bozzetti diventano oggetti tridimensionali a grandezza naturale, rileggendo l’architettura come forma emotiva e politica. Le tavole tecniche, accostate a mappe e materiali storici, mostrano come il progetto dello spazio abbia sempre riflesso sistemi di potere e identità collettive.

L’ambiente espositivo si apre con pareti traslucide che invitano a riconsiderare i confini tra corpo e costruito, tra osservatore e luogo.

52. SANTA SEDE

  • TitoloOpera aperta
  • Posizione: Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin, Castello 450
  • Architetto/Studio/Designer: Tatiana Bilbao Estudio, MAIO Architects
  • Curatore: Marina Otero Verzier, Giovanna Zabotti

La Santa Sede torna alla Biennale Architettura con un progetto che segna una novità importante: per la prima volta dispone di uno spazio fisso a Venezia, il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello.

Opera Aperta, curato da Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti con Tatiana Bilbao ESTUDIO e MAIO Architects, trasforma il restauro dell’edificio in un cantiere condiviso.

Ispirato all’enciclica Laudato si’, il lavoro sui muri si intreccia alla ricostruzione di reti di vicinato e ospitalità, secondo una visione che lega architettura responsabile e cura collettiva. Invita infatti associazioni e comunità locali a partecipare attivamente, facendo del padiglione un laboratorio pratico di intelligenza comune e attenzione al mondo esistente.

53. SERBIA

  • TitoloDipanare: Spazi nuovi
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Davor Eres, Jelena Mitrović, Igor Pantić, Sonja Krstić, Ivana Najdanović, Petar Laušević
  • Curatore: Slobodan Jovic

“Dipanare” indica il processo di sciogliere nodi concettuali per aprire a nuove possibilità. Il padiglione propone strutture leggere e percorsi immersivi che alludono all’idea di rinnovamento urbano. Un invito a creare spazi in cui le relazioni si intrecciano e si modificano senza rigidità.

54. SINGAPORE

  • TitoloRASA-TABULA-SINGAPURA: Reimagining Singapore’s Urban Palate
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: TAI Lee Siang, Erwin VIRAY, Carlos BANON, Immanuel KOH, Jason LIM, Sam Conrad JOYCE
  • Curatore: Stesso team indicato (commissari: YAP Lay Bee, Dawn LIM)

Il padiglione associa i concetti di gusto, cultura gastronomica e progettazione urbana. Attraverso mapping culinari, plastici e installazioni interattive, si esplora come l’identità di Singapore nasca anche dalla mescolanza di sapori, intrecciando spazi pubblici e pratiche alimentari.

55. SLOVENIA

  • TitoloMaster Builders
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: (Curatore) Ana Kosi e Ognen Arsov

Un omaggio alla tradizione costruttiva slovena, dai carpentieri alle maestranze che hanno plasmato paesaggi e infrastrutture. Disegni, tecniche e materiali riletti in ottica contemporanea danno voce a un patrimonio che unisce saper fare artigianale e sfide future.

56. SPAGNA

  • TitoloInternalities: Architectures for Territorial Equilibrium
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Ampio elenco (Daniel Ibáñez, Carla Ferrer, María Azkarate, ecc.)
  • Curatori: Roi Salgueiro Barrio, Manuel Bouzas Barcala

La Spagna porta alla Biennale una riflessione concreta sulla decarbonizzazione dell’architettura. Internalities riunisce sedici progetti che lavorano con materiali locali e tecniche a basso impatto ambientale.

Legno, pietra, ceramica, terra, fibre naturali diventano strumenti per ricucire il rapporto tra costruzione e territorio. La mostra si articola attorno a cinque assi chiave: materiali, mestieri, energie, rifiuti ed emissioni, esplorati attraverso cinque regioni della penisola iberica. L’obiettivo è chiaro: mostrare che la transizione ecologica passa anche da pratiche architettoniche capaci di leggere le risorse esistenti, rigenerarle e trasformarle senza consumare il paesaggio.

57. STATI UNITI D’AMERICA

  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Marlon Blackwell Architects, D.I.R.T Studio / TEN x TEN Studio, Stephen Burks Man Made, ecc.
  • Curatore: Peter MacKeith (Fay Jones School of Architecture and Design, University of Arkansas)

Il portico diventa chiave di lettura per ripensare l’architettura come spazio di connessione, adattamento e ospitalità. PORCH ripropone il modello americano di soglia tra pubblico e privato, riformulato in chiave inclusiva e sostenibile.

Oltre cinquanta installazioni presentano il portico come elemento sociale, ambientale e culturale, capace di rispondere a sfide contemporanee come il cambiamento climatico e il bisogno di nuovi spazi collettivi. Le proposte selezionate, provenienti da diversi contesti e storie degli Stati Uniti, rileggono questo dispositivo architettonico attraverso materiali, tecniche e pratiche che intrecciano intelligenza naturale, artificiale e comunitaria.

58. SVIZZERA

  • TitoloEndgültige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Elena Chiavi, Kathrin Füglister, Amy Perkins, Axelle Stiefel, Myriam Uzor

Cosa sarebbe successo se, invece di Bruno Giacometti, fosse stata Lisbeth Sachs a progettare il Padiglione Svizzero ai Giardini? La mostra propone un esercizio speculativo che intreccia passato e presente per rileggere la storia dell’architettura con occhi diversi.

La ricostruzione dello spazio espositivo, creato da Sachs per l’Esposizione del Lavoro Femminile di Zurigo del 1958, viene reinterpretato come esperienza sonora immersiva.

Le geometrie e i materiali modernisti si contaminano con voci, suoni e memorie, riattivando un’eredità rimasta in ombra. L’intervento invita a ripensare chi ha scritto — e chi è stato escluso da — una certa narrazione architettonica, sollevando una questione che resta attuale: quale pluralità di sguardi può ridisegnare il nostro modo di abitare il paesaggio costruito?

59. THAILANDIA

  • TitoloSPACECRAFTED
  • Posizione: Castello Gallery, Castello 1636/A
  • Architetto/Studio/Designer: Bangkok Tokyo Architecture, Rzz Yeejehwae, Sher Maker, Pattani Decoded
  • Curatore: Chutayaves Sinthuphan (per The Office of Contemporary Art and Culture)

Un intreccio di radici e materia viva: il padiglione thailandese per la Biennale Architettura 2025 si costruisce intorno al rattan, lavorato artigianalmente per creare uno spazio che cresce come un organismo tra natura, cultura e innovazione.

Dai tessuti in bamboo a elementi fabbricati in 3D, ogni installazione racconta come l’architettura possa farsi ponte tra la manualità artigiana e la sperimentazione tecnologica. Le fibre intrecciate creano geometrie fluide, catturano la luce e raccontano un’idea di sostenibilità radicata nella tradizione ma aperta alla trasformazione.

Un omaggio al gesto manuale, alla capacità di reinventare materiali e forme senza perdere il legame con il territorio e con il tempo.

60. TOGO

  • TitoloUno sguardo sul patrimonio architettonico del Togo
  • Posizione: Squero Castello, Salizada Streta 368
  • Architetto/Studio/Designer: Palais de Lomé (team espositivo)
  • Curatore: Jeanne Autran-Edorh, Fabiola Büchele

Il padiglione propone uno sguardo sulle tradizioni costruttive togolesi, dai villaggi in terra cruda alle strutture coloniali reinterpretate. Fotografie, reperti e racconti orali evidenziano la varietà di tecniche e stili, sottolineando l’importanza di conservare e valorizzare identità locali.

61. TURCHIA

  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: Ceren Erdem, Bilge Kalfa (curatori), con il supporto dell’Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV)
  • Curatore: Ceren Erdem, Bilge Kalfa

Il titolo del Padiglione Turchia, Grounded significa letteralmente “radicato” o “ancorato alla terra”. Il progetto si concentra sul suolo come custode di memorie ecologiche e culturali: una sorta di archivio vivente capace di raccontare civiltà passate e di farci riflettere sul rapporto tra uomo e natura.

Il padiglione propone un dialogo tra tecniche tradizionali di costruzione tipiche della cultura turca e nuove ricerche scientifiche. Metodi edilizi antichi basati sull’uso di materiali naturali, come l’argilla e la terra cruda, vengono rivisti e adattati attraverso approcci contemporanei, con l’obiettivo di creare architetture sostenibili e rispettose dell’ambiente e della cultura.

La mostra sottolinea come le attività umane, quali costruzioni, attività minerarie e industriali, abbiano conseguenze profonde sulla terra, minacciando la biodiversità e cancellando storie culturali. Ispirato a siti archeologici come Göbeklitepe, il progetto invita a riflettere sull’importanza di integrare pratiche antiche e moderne per preservare l’ambiente e il patrimonio storico.

62. UCRAINA

Va in scena la riflessione dura e concreta su ricostruzione e sopravvivenza. “Dakh” significa “tetto”, la forma minima dell’abitare: rifugio fragile sotto cieli minacciati da missili e droni.

La mostra intreccia il vernacolare tradizionale delle case rurali con quello d’emergenza nato sotto le bombe, tra materiali di recupero e auto-organizzazione. Hardcore, qui, torna al suo senso originario: macerie e detriti compressi a fondamento di nuove strutture.

Un’etica della ricostruzione che parte dall’urgenza, dalla cura condivisa e dalla capacità di riparare mentre il conflitto è ancora in corso. Attraverso materiali audiovisivi e progetti architettonici, si delinea la volontà di ripensare spazi collettivi, offrendo visioni di resistenza e rinnovamento.

63. UNGHERIA

  • TitoloThere Is Nothing to See Here (Non c’è niente da vedere)
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: Attila Bujdosó, Dániel Gryllus, Vilmos Gryllus, Máté Győrffy, Péter Janesch, Csaba Kelemen, ecc.
  • Curatore: Márton Pintér

Architetti che progettano oggetti, sistemi, visioni fuori dall’architettura: There Is Nothing to See Here presenta le traiettorie alternative per chi ha scelto di uscire dai confini tradizionali della professione.

Dodici storie raccontano come le competenze architettoniche possano ridisegnare industrie, politiche, invenzioni, cultura visiva. Tra invenzioni iconiche come il Cubo di Rubik, piattaforme creative come Prezi o progetti di rigenerazione urbana, il padiglione ungherese si presenta come uno studio abbandonato, popolato da tracce di idee e percorsi.

Una critica diretta a un mercato immobiliare che svuota l’architettura di significato, e un invito a ripensare il mestiere come azione trasversale, capace di contaminare e trasformare.

64. URUGUAY

  • Titolo53,86% Uruguay: Land of Water
  • Posizione: Giardini
  • Architetto/Studio/Designer: SEI FONG (Katia Sei Fong, Ken Sei Fong, Luis Sei Fong)
  • Curatore: Katia Sei Fong, Ken Sei Fong, Luis Sei Fong

Il 53,86% del territorio dell’Uruguay è composto da acque marittime: da qui nasce il titolo del progetto che il Paese presenta alla Biennale Architettura 2025. L’acqua è al centro della vita, della storia e dell’identità del territorio, ed è anche la chiave per immaginare nuovi scenari urbani e sociali.

Il padiglione invita a pensare a una nuova epoca, l’Hydrocene, in cui la gestione delle risorse idriche diventa decisiva per il futuro umano. L’acqua viene mostrata come elemento naturale e come bene conteso, risorsa politica, componente essenziale dello spazio costruito.

Fotografie, cartografie e installazioni multimediali illustrano la compenetrazione tra terra e acqua, mettendo in scena paesaggi fluviali e marittimi. Un’installazione trasforma il padiglione in un ambiente sonoro e sensoriale, dove gocce d’acqua, ametiste sospese e superfici tessili evocano la gravità e il ciclo vitale dell’acqua.

Il percorso suggerisce una visione liquida dell’architettura: flessibile, mutevole, capace di ripensare il rapporto tra natura e progetto in un tempo di cambiamenti climatici e tensioni ambientali.

65. UZBEKISTAN

  • TitoloA Matter of Radiance
  • Posizione: Arsenale
  • Architetto/Studio/Designer: GRACE (Ekaterina Golovatyuk, Giacomo Cantoni)

Un’enorme parabola solare nel deserto uzbeko diventa il centro simbolico di A Matter of Radiance, il progetto che l’Uzbekistan presenta alla Biennale. Costruito nel 1987 vicino a Tashkent, il Sun Heliocomplex è uno dei pochi forni solari esistenti al mondo, pensato per studiare i materiali a temperature estreme.

Il padiglione racconta questo gigante scientifico sovietico come icona di un’eredità modernista ambivalente: tecnologicamente avanzato eppure segnato da contraddizioni, tra sostenibilità mancata e memoria da rileggere. Architettura e scienza si intrecciano, sollevando domande su conservazione, innovazione e futuro.

Tra frammenti architettonici trasportati a Venezia e nuove installazioni, il progetto fa emergere la forza visionaria e dimenticata del modernismo di Tashkent, oggi riconosciuto come patrimonio nazionale. Un gesto di riscoperta e invito a costruire un domani più consapevole.

31–47 minuti
Maggio 2025
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