Quel giorno in cui un italiano incontrò Degas…

Ieri sera stavo andando a prendere il treno per tornare a casa e passeggiando nella zona di Santa Marta ho avuto una piccola rivelazione (o forse è più corretto dire una presa di coscienza?).
Insomma: quella consapevolezza che arriva improvvisamente quando ti concedi di staccarti
momentaneamente dalla frenesia dei pensieri quotidiani. Ebbene sì, finalmente ci siamo: le giornate si sono allungate, gli alberi sono un tripudio di colori pastello, i vestiti si fanno più leggeri e svolazzanti mentre nelle farmacie sovrabbondano le richieste di antistaminici e spray nasali.

È ufficialmente tornata la primavera anche quest’anno! E come si fa a non esserne contenti?
Vero: i media purtroppo ci riportano quotidianamente notizie agghiaccianti su ciò che sta accadendo ogni giorno nel mondo, a pochi passi da noi e, oltre a farsi strada sempre più nel profondo un senso di vergogna nei confronti del nostro stesso genere umano vedendo ciò che può compiere sui suoi stessi simili, cresce un naturale senso di impotenza. In fondo, chi non vorrebbe che tutto questo finisse al più presto?
Una volta però una persona mi disse che per avere la Pace bisogna trovare innanzitutto il coraggio di portarla noi per primi nella nostra realtà, nel concreto, anche con piccole azioni: dicono che basti un sorriso, una parola gentile o donare 10 minuti in più di ascolto a quella persona che sappiamo averne davvero bisogno, nonostante ci venga spesso indicato che tutto ciò non serve o “non c’è tempo”.

E chissà, forse l’amicizia tra Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas nacque proprio così: dall’ascolto. Dall’apertura sincera verso l’altro. Due artisti. Due pittori. Un italiano e un francese. Da una parte vi era la curiosità del lavorare con la novità dell’en plein air per osservare gli effetti naturali della luce quando si posava sui vari elementi, mentre dall’altra si portava avanti uno studio sulla tradizione rinascimentale per poi riproporla in una chiave più attuale. L’inizio di una barzelletta o l’eterna civil war artistica tra “cugini”?

Nulla di tutto ciò. Caratteri senz’altro diversi, maturati nel profondo a seguito di esperienze personali molto distanti tra loro ma che ad un certo punto s’incontrarono in una delle città più belle d’Europa alla fine del 19esimo secolo: Parigi.
Ecco quindi come l’Italia arrivò ad influenzare la Francia in uno dei movimenti artistici più conosciuti e amati della storia dell’arte moderna, e viceversa. Degas si presentò senz’altro come un mentore e un punto di riferimento per il pittore di origini veneziane ma quest’impronta impressionista, Zandomeneghi riuscì a farla propria con un esito diverso e una freschezza personale grazie al gusto cromatico tipico italiano.
Lo stesso Zandomeneghi poi riuscì a lasciare traccia della propria cultura artistica nella personalità del maestro francese, il quale si propose come scopo il raggiungimento di un linguaggio formale perfetto e raffinato, esemplato sull’antico, ma capace di proporre con una moderna sintassi contenuti contemporanei, in netta contrapposizione quindi coi suoi colleghi impressionisti ma più vicino alla sensibilità italiana e al loro modo di “fare arte”.

Quest’incontro estremamente umano e artistico destinato a segnare nel profondo la vita di entrambi,
possiamo riviverlo in prima persona anche noi con la nuova mostra realizzata da Palazzo Roverella a Rovigo dal titolo Zandomeneghi e Degas – impressionismo tra Firenze e Parigi, aperta al pubblico fino al 28 Giugno.
Una mostra fresca, articolata e ricca di spunti di riflessione sotto tante sfaccettature come ad esempio la scelta di soggetti anticonvenzionali con le regole accademiche dell’epoca o le tecniche innovative adoperate nello stendere il colore per ottenere determinati effetti stilistici in questo continuo richiamo visivo tra la città d’arte italiana per eccellenza e la ville lumière.

Non mancheranno poi ad accogliervi opere di respiro internazionale che, per chi è appassionato di arte,
rappresentano dei capisaldi nei manuali scolastici come l’Assenzio o le famose ballerine di Degas.
Vedere anche solo questi capolavori dal vivo vi assicuro che varrà il prezzo del biglietto.
Se quindi quest’anno per il ponte del 1° Maggio non avete ancora deciso cosa fare, eccovi con una
bella mostra da recuperare, ad appena un’ora di treno da Venezia. Se nel frattempo volete farvi un’idea e reperire qualche informazione su orari, biglietti e quant’altro, questo è il link per accedere
al loro sito: https://www.palazzoroverella.com/

Forse aveva ragione Bambarén nel dire che “vivere in pace (…) è la volontà di condividere ciò che
si possiede”. E Zandomeneghi e Degas avevano già provato a spiegarcelo con la loro pratica
artistica. Chissà che possa essere una nuova primavera per tanti…

-Morghy_marghe

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