A volte per cominciare un articolo su quanto sia importante fare cominciare a fare le cose ci si mette mezz’ora.
Perchè non si sa come cominciare bene.
O forse perché non si sa come cominciare e basta.
E allora si rimane fermi, a guardare la tastiera, sperando che i tasti si muovano da soli, come se si sperasse che le parole appaiano nel foglio bianco davanti a sé. Perchè non sarà mai l’inizio perfetto. Accattivante abbastanza. Promettente. Scritto bene.
Però bisogna cominciare, e fare, fare, fare. Forse al giorno d’oggi (e qui mi gioco un’espressione comune utilizzata male) l’importante è fare male. Perchè se si prova a fare bene si sta fermi, correre sul posto perché non si raggiungerà mai la meta velocemente come si vorrebbe, perché si ha paura di inciampare.
E allora come si fa? Anzi, che si fa?
Si fa schifo.
Sia questo un elogio del fallire, del mandarla in vacca, una macchia di inchiostro sbavata, scritta e riscritta sopra cancellature, del vestirsi delle critiche che si ricevono, perché non vogliono dire nulla altro di esserci stati.
Si potrà dire che è sempre meglio fare le cose giuste piuttosto che sbagliate, ma nessuno sbaglierà mai allo stesso modo. (Qui mi si rimprovererà di aver plagiato Tolstoj1). Per quanto una macchina possa fare meglio di noi, non sbaglierà mai, al massimo sbaglierà chi l’ha costruita. Ma solo noi possiamo non fare quello che ci è stato detto di fare. O semplicemente non siamo in grado, anche se tecnicamente, con mille asterischi, ci è possibile farlo.
Forse, è proprio questo il bello; poter deragliare, andare fuori strada, ed è proprio negli sbagli che si vede chi siamo.
In quale altro modo possiamo stare all’altezza di quello che siamo senza mirare troppo in alto? Ci è stato inculcato, da tutte le culture che hanno costruito il canone classico, di essere frutto di peccato, di errore, di superbia, ma perché allora non mettersi il famoso quore in pace una volta per tutte?
Forse è il momento di essere davvero superbi, di pensare di poter davvero fare qualcosa, e smettere di credere alla perfezione.
Non siamo prodotti da ottimizzare o programmi da far eseguire, ma siamo pezzi di carne mossi da elettricità che sono capaci di vedere cose dove non ci sono, di pensare cose che non esistono ancora.
E allora fare, fare e fare. Fare schifo, perché in fin dei conti, “La vie, c’est ce qui est capable d’erreur”2
1 Anna Karenina.
2 Michel Foucault, Dits et Ecrits
