Quanto siamo davvero influenzabili? Più di quanto pensiamo

«Io non mi faccio influenzare dagli altri». Probabilmente l’abbiamo detto tutti almeno una volta. Ci piace pensare di essere persone indipendenti, di avere gusti nostri e di prendere decisioni basandoci solo su ciò che vogliamo davvero. Ma la realtà è un po’ diversa. Nessuno vive in una bolla e, ogni giorno, siamo influenzati dalle persone che ci circondano, da ciò che vediamo sui social, dalle opinioni dei nostri amici e perfino dalle scelte di perfetti sconosciuti. E, nella maggior parte dei casi, non ce ne accorgiamo nemmeno.

Negli anni Cinquanta lo psicologo Solomon Asch realizzò uno degli esperimenti più famosi della storia della psicologia sociale. Mostrò a un gruppo di persone delle linee e chiese quale fosse quella della stessa lunghezza di una linea di riferimento. La risposta era semplicissima. Il problema era che tutti i partecipanti, tranne uno, erano complici dell’esperimento e davano intenzionalmente la risposta sbagliata. Sorprendentemente, moltissime persone finirono per adeguarsi al gruppo, pur sapendo che la risposta corretta fosse un’altra. Perché? Perché il bisogno di sentirsi parte di un gruppo è una delle forze più potenti che guidano il comportamento umano. Nessuno ama sentirsi diverso, escluso o fuori posto.

Le neuroscienze hanno scoperto qualcosa di ancora più interessante. Quando veniamo esclusi da un gruppo o ci sentiamo rifiutati, il cervello attiva alcune aree coinvolte anche nell’elaborazione del dolore fisico. Uno studio della neuroscienziata Naomi Eisenberger ha mostrato che il rifiuto sociale non è semplicemente una brutta sensazione: il nostro cervello lo vive come una vera e propria minaccia. Forse è anche per questo che tante volte preferiamo adeguarci agli altri piuttosto che rischiare di sentirci isolati.

L’influenza degli altri, però, non si limita alle grandi decisioni. Pensiamo di guardare una serie perché ci interessa davvero, di andare in un locale perché ci piace o di comprare un vestito perché rappresenta il nostro stile. Ma quante volte abbiamo fatto qualcosa semplicemente perché la facevano tutti? Lo psicologo Robert Cialdini chiama questo fenomeno “prova sociale”. Quando non sappiamo bene cosa fare, tendiamo a osservare il comportamento degli altri e a prenderlo come riferimento. Se un ristorante è pieno, pensiamo che si mangi bene. Se un video ha milioni di visualizzazioni, siamo più curiosi di guardarlo. Se tutti parlano di una nuova app, prima o poi finiamo per scaricarla anche noi.

I social network hanno reso questo meccanismo ancora più potente. Se un tempo le nostre influenze arrivavano soprattutto da amici, familiari e colleghi, oggi passiamo ore a osservare la vita di centinaia di persone. Vediamo dove viaggiano, cosa comprano, come si vestono, che lavoro fanno e quali obiettivi raggiungono. Anche quando crediamo di ignorare questi contenuti, qualcosa ci rimane. Magari iniziamo a desiderare qualcosa che prima non ci interessava, oppure ci sentiamo improvvisamente in ritardo rispetto ai nostri coetanei. I social non ci dicono direttamente cosa fare, ma contribuiscono a costruire la nostra idea di ciò che è normale, desiderabile o di successo.

Essere influenzabili, però, non significa essere deboli o privi di personalità. Significa semplicemente essere esseri umani. La capacità di lasciarci influenzare dagli altri è stata fondamentale per la nostra evoluzione: ci ha permesso di vivere in gruppi, collaborare e imparare dalle esperienze altrui. Il vero rischio nasce quando pensiamo di essere completamente immuni all’influenza sociale, perché è proprio in quel momento che smettiamo di accorgerci di quanto il mondo intorno a noi stia contribuendo a plasmare le nostre idee e le nostre decisioni.

Forse, allora, la domanda non è se siamo influenzabili. La risposta, molto probabilmente, è sì. La vera domanda è un’altra: da chi e da cosa ci stiamo lasciando influenzare ogni giorno, senza nemmeno rendercene conto?

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