• «Noi vivremo peggio dei nostri genitori.»

    È una frase che si sente sempre più spesso tra studenti universitari e giovani lavoratori. Basta parlare di affitti, stipendi o futuro per sentire qualcuno pronunciarla. Ma quanto c’è di vero?

    Per molti dei nostri genitori il percorso sembrava abbastanza chiaro: terminare gli studi, trovare un lavoro stabile, comprare una casa e costruire una famiglia. Oggi, invece, quel percorso appare molto meno lineare. Non significa che sia impossibile, ma richiede più tempo, più risorse e, in molti casi, anche una buona dose di fortuna.

    La sensazione diffusa è quella di dover correre molto più veloce per raggiungere gli stessi traguardi che una generazione fa sembravano più accessibili. Ma questa percezione è confermata anche dai dati.

    Il costo della vita corre, gli stipendi molto meno

    Negli ultimi anni quasi tutti abbiamo notato quanto sia aumentato il costo della vita. Fare la spesa, pagare un affitto, uscire con gli amici o semplicemente organizzare un weekend fuori è diventato più costoso rispetto a pochi anni fa.

    Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, l’impennata dell’inflazione registrata tra il 2022 e il 2023 ha inciso profondamente sul prezzo di molti beni essenziali. Anche se oggi l’inflazione è tornata su livelli più contenuti, i prezzi raggiunti in quel periodo sono rimasti elevati e continuano a pesare sui bilanci delle famiglie.

    Il problema è che gli stipendi non hanno seguito la stessa velocità. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico evidenzia come l’Italia sia uno dei pochi grandi Paesi industrializzati in cui i salari reali abbiano registrato una crescita estremamente limitata negli ultimi decenni. In alcuni periodi, il potere d’acquisto dei lavoratori è addirittura diminuito rispetto ai livelli precedenti all’aumento dell’inflazione.

    In altre parole, con uno stipendio simile a quello di qualche anno fa oggi è possibile acquistare meno beni e servizi.

    Diventare indipendenti è sempre più difficile

    Uno degli esempi più evidenti riguarda la casa.

    Sempre più giovani rimangono a vivere con i genitori fino a oltre trent’anni. Spesso questo dato viene interpretato come una mancanza di indipendenza, ma la realtà è molto più complessa.

    Tra affitti elevati, mutui più difficili da ottenere e contratti di lavoro spesso precari, lasciare la casa di famiglia richiede una stabilità economica che molti giovani faticano ancora a raggiungere.

    I dati di Eurostat mostrano che l’Italia è tra i Paesi europei in cui i giovani escono più tardi dalla famiglia d’origine. L’età media supera i 30 anni, mentre la media dell’Unione Europea è di poco superiore ai 26 anni.

    Questo non significa che la Generazione Z abbia meno voglia di costruirsi una vita autonoma. Significa, piuttosto, che oggi il percorso verso l’indipendenza richiede più tempo rispetto al passato.

    Anche il lavoro è cambiato

    Se chiediamo ai nostri genitori come hanno iniziato a lavorare, molti raccontano di aver trovato un impiego stabile già nei primi anni dopo gli studi.

    Oggi il mercato del lavoro è molto diverso.

    Contratti a tempo determinato, collaborazioni, partite IVA, stage e cambi di azienda sono diventati esperienze comuni per molti giovani. Questo rende il percorso professionale più flessibile, ma spesso anche più incerto.

    Allo stesso tempo, però, sono nate professioni che fino a pochi anni fa non esistevano. Lavorare nel digitale, collaborare con aziende internazionali o costruire una carriera completamente online è oggi una possibilità concreta per molte persone.

    Le opportunità sono aumentate, ma sono cambiate anche le competenze richieste e la necessità di aggiornarsi continuamente.

    Sempre più giovani guardano all’estero

    Di fronte a questo scenario, non sorprende che molti ragazzi inizino a considerare la possibilità di trasferirsi fuori dall’Italia.

    Secondo un’indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica, circa un giovane su tre prenderebbe in considerazione l’idea di costruire il proprio futuro all’estero, attratto da stipendi più elevati, maggiori opportunità di carriera e una prospettiva di crescita professionale più rapida.

    Anche la Banca d’Italia ha più volte sottolineato come la difficoltà nel trattenere giovani qualificati rappresenti una delle principali sfide per il futuro economico del Paese.

    Ma siamo davvero la generazione più sfortunata?

    A questo punto viene spontaneo chiederselo.

    Dal punto di vista economico, alcuni dati suggeriscono che costruirsi una stabilità oggi sia più difficile rispetto a trent’anni fa. Comprare una casa richiede uno sforzo maggiore, gli affitti incidono di più sul reddito e il mercato del lavoro è meno prevedibile.

    Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui.

    La Generazione Z ha anche opportunità che i propri genitori non avevano. Possiamo studiare online, lavorare da remoto, fare esperienze internazionali con maggiore facilità, imparare nuove competenze gratuitamente e accedere a una quantità di informazioni che fino a pochi decenni fa era impensabile.

    La tecnologia ha cambiato profondamente il modo di studiare, lavorare e comunicare. Questo non elimina le difficoltà economiche, ma offre possibilità che le generazioni precedenti non potevano nemmeno immaginare.

    Il confronto continuo con gli altri

    C’è poi un elemento che distingue profondamente la nostra generazione da quelle precedenti: i social network.

    Ogni giorno scorriamo immagini di persone della nostra età che sembrano aver già trovato il lavoro perfetto, comprato casa, viaggiato in mezzo mondo o costruito una carriera di successo.

    È facile dimenticare che vediamo soltanto una piccola parte della loro vita.

    Questo confronto continuo può farci percepire come un fallimento situazioni che, in realtà, sono perfettamente normali. Ognuno ha tempi diversi, possibilità economiche diverse e percorsi completamente differenti.

    Allora vivremo davvero peggio?

    Probabilmente non esiste una risposta valida per tutti.

    I dati raccontano una realtà complessa. Dal punto di vista economico, la Generazione Z deve affrontare ostacoli che molti dei suoi genitori non hanno conosciuto: salari che crescono lentamente, un costo della vita più elevato e un accesso più difficile alla casa. Allo stesso tempo, però, dispone di opportunità impensabili fino a pochi decenni fa, dalla possibilità di lavorare da remoto a un mercato del lavoro sempre più internazionale.

    Più che chiederci se vivremo meglio o peggio, forse dovremmo domandarci come cambierà il concetto stesso di benessere.

    Per le generazioni precedenti significava spesso avere un posto fisso, una casa di proprietà e una vita stabile nello stesso luogo.

    Per la Generazione Z, la nostra potrebbe significare qualcosa di diverso: maggiore flessibilità, esperienze internazionali, equilibrio tra vita privata e lavoro e la possibilità di scegliere percorsi meno tradizionali.

    La vera sfida, quindi, non è soltanto guadagnare di più o comprare casa prima. È riuscire a costruire una vita soddisfacente in un mondo che cambia molto più velocemente di quanto sia mai accaduto prima.


    Fonti

    • Istituto Nazionale di Statistica – Inflazione, condizioni di vita e reddito delle famiglie.
    • Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – OECD Employment Outlook 2026, andamento dei salari reali.
    • Eurostat – Età media di uscita dalla famiglia d’origine nei Paesi UE.
    • Banca d’Italia – Analisi sul mercato del lavoro e sulle prospettive economiche dei giovani.
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