AI e lavoro: cosa sta cambiando davvero
L’intelligenza artificiale non è più un fenomeno futuribile, ma una forza che sta ridisegnando il mercato del lavoro globale. Per le imprese, l’AI rappresenta uno strumento potente per aumentare produttività, ridurre tempi e tagliare costi. Ma questo stesso potenziale solleva domande profonde su quali lavori — e quali lavoratori — saranno necessari nei prossimi anni.
Secondo l’ultimo Randstad Workmonitor, molte aziende italiane temono che la diffusione dell’AI porterà a una drastica riduzione delle posizioni entry-level, con effetti diretti sull’accesso al lavoro per i giovani e sulle opportunità di apprendimento iniziale.
Il dato che preoccupa: il 77% delle aziende italiane
In Italia, il 77% delle aziende intervistate da Randstad Workmonitor ritiene che nei prossimi cinque anni l’intelligenza artificiale contribuirà alla scomparsa di circa metà delle posizioni entry-level. Questo fenomeno non riguarda solo neolaureati o diplomati, ma tutte le figure che oggi entrano nel mercato del lavoro attraverso ruoli base dove si acquisiscono competenze operative e si costruisce esperienza sul campo.
Questa tendenza è confermata da molteplici analisi internazionali: offerte di lavoro entry-level sono diminuite significativamente in settori esposti all’AI, come customer service e sviluppo software, soprattutto dove le mansioni sono routinarie o facilmente codificabili nei sistemi automatizzati.
Giovani e figure junior: il vero impatto dell’automazione
Riduzione delle opportunità di ingresso
La trasformazione tecnologica sta riducendo i “gradini bassi” della scala professionale su cui si costruisce una carriera. In molte organizzazioni, i compiti tradizionalmente svolti dai neofiti — dalla gestione di dati e servizi clienti alla produzione di contenuti di base — sono sempre più affidati ad algoritmi e modelli generativi.
Questa transizione rende più difficile per i giovani:
costruire un percorso di carriera stabile
entrare nel mondo del lavoro
sviluppare competenze professionali sul campo
Il divario di fiducia tra imprese e lavoratori
Il Randstad Workmonitor non fotografa solo numeri, ma anche un clima diffuso. Il mercato del lavoro appare attraversato da un profondo divario di fiducia tra imprese e lavoratori.
Da una parte, le aziende vedono nell’AI uno strumento per crescere e riorganizzarsi.
Dall’altra, chi lavora — o cerca lavoro — percepisce il rischio di nuove disuguaglianze reali.
L’indagine, condotta in 35 Paesi su 27mila lavoratori (di cui 750 in Italia), mostra come il fenomeno sia globale, ma con effetti particolarmente sensibili nel contesto italiano, soprattutto per chi è all’inizio del proprio percorso professionale.
