La famiglia Borden 

In quella casa il capo famiglia era Andrew Jackson Borden: di cognome molto rispettato, nasce in una famiglia povera e cresce in condizioni molto modeste, tanto che, dopo esser diventato ricco grazie al suo lavoro da falegname (mezzo milione di dollari, al tempo molti soldi), fa trasparire una natura molto risparmiatrice, che supera i limiti del taccagno. 

Finisce così per farsi odiare dalle figlie: la maggiore, Emma e la più piccola, Lizzie. Ad esempio, Andrew, per risparmiare, si rifiutata di pagare per l’acqua corrente in casa. L’uomo si sposò con Sarah Antony Morse a 23 anni, da cui ebbe, appunto, tre figlie, di cui uno, Alice, morì molto piccola a causa dell’idrocefalia. Nel 1860 Sarah muore quando Lizzie ha poco menio di 3 anni: soffriva di una malattia alla spina dorsale e di congestione uterina. Lizzie viene cresciuta dalla premura della sorella Emma, fatto che fortifica molto il loro legame. 

Ben presto, il padre si risposa, per necessità di entrambi, con la zitella(per il tempo) Abby Dufee Gray di 37 anni. Il clima in quella casa, già ghiacciata, divenne glaciale, le figlie di Andrew la chiamavano Sig.ra Borden. Emma e Lizzie abitavano in una prigione, tanto chr, all’età di 42 e 32 anni non erano ancora maritate, quindi praticamente delle zitelle, costrette in casa dalla cattiveria dei genitori, che gli negavano una vita sociale e pubblica. 

Lo zio delle due, fratello della madre, John Morse, rivelò alle sorelle di essere a conoscenza di una dura volontà del padre: lasciare, alla sua morte, tutti i suoi averi alla moglie, destinando quindi alla morte le due figlie. Poco prina della notizia, Andrew aveva addirittura comprato una casa nuova alla sorella di Abby, cosa che manda su tutte le furie Lizzie e Emma e costringe il padre ad acquistare un mobile di pari valore per le ragazze. 

Il delitto 

Nell’agosto del 1892 in casa ci sono 5 persone: Lizzie, Andrew, Abby, John(per discutere di affari) e Bridget, la domestica irlandese di 26 anni.
Pochi giorni prima del delitto, Lizzie si reca in una farmacia della città per comprare dell’acido cianidrico, un veleno letale, per pulire il suo mantello di foca, a detta sua. Senza prescrizione medica non può prenderlo, però, quindi rinuncia.
Siamo al 4 agosto 1892: Andrew fa colazione ed esce di casa, a seguire si dilegua anche John. Verso le 9:00 Abby ordina a Bridget di lavare tutte le finestre della casa: pulendo le finestre dall’esterno la donna ha una visuale su tutti i lati della casa, dettaglio importante, perchè dichiarerà di non aver visto nessun estraneo avvicinarsi.
Alle 9:30 Abby va nella stanza degli ospiti per sistemare il letto; dà le spalle alla porta, qualcuno entra silenziosamente dietro di lei.
Improvvisamente un’accetta a manico corto la colpisce alla testa, quindi lei si accascia a terra, permettendo all’assassino di mettersi a cavalcioni su di lei e di colpirla altre 18 volte al cranio.
Apparentemente, né Lizzie né Bridget sentono nulla, né si accorgono del cadavere. Andrew torna a casa, ma trova la porta d’ingresso bloccata, così chiama insistentemente la domestica perché gli venga aperta. Bridget, rivelerà, di aver sentito Lizzie ridere dalla cima delle scale. L’uomo entra in casa e si stende sul divano per riposare: da addormentato, Andrew viene colpito da quella stessa accetta 11 volte al volto.
I colpi furono così violenti che furono associati dagli investigatori a un delitto per legame personale. In totale, l’assassino sferrò 29 accettate.
Verso le 11:00 Lizzie urla disperata al piano terra, chiamando in suo aiuto Bridget, che stava riposando al primo piano.
La vicina di casa, che sta rientrando nella sua abitazione, sente Lizzie e la raggiunge: le chiede cosa non vada e la giovane le dice che qualcuno ha ucciso suo padre. Il sangue, sparso quasi ovunque nella stanza, era ancora fresco, segno che Andrew era stato ucciso da poco. Al contrario, quello di Abby era ormai scuro e vecchio, dettaglio che riconduce all’ora della sua morte.

Le indagini 

Quando la polizia arrivò sul posto non si fece problemi ad inquinarlo, evitando di preservare al meglio la scena del crimile così da agevolare le indagini. Inoltre, non ispezionarono la stanza di Lizzie per ben due giorni, lasciandola frequentare dalla ragazza. La prima idea di sospettato era un ladro.
Lizzie viene interrogata, ma finisce per contraddirsi di continuo: inizialmente dice che, alla morte del padre, si trovava nel fienile a cercsre pezzi di piombo, poi dice di starsi trovando lì per mangiare delle pere, infine, cambia addirittura zona dicendo di essere in sala da pranzo a stirare fazzoletti. Nella prima versione ammette di aver sentito un rumore, per poi rimangiarsi la cosa.
La polizia trova nella cantina della casa un secchio con al suo interno dei vestiti macchiati di sangue, la cui giustificazione fu che quello era del sangue mestruale, e un’accetta con una lama pulitissima, come fosse stata appena lucidata, e il manico spezzato, probabilmente per togliere la parte sporca di sangue. 

Tutti gli indizi portavano verso la conclusione che fosse stata Lizzie.

Il processo

L’11 agosto 1982 Lizzie viene arrestata e rinchiusa in una prigione di appena 3 metri quadrati. La sorella sceglie di usare la fortuna ereditata dal padre per aiutarla; il processo inizia il 5 giugno 1893.
Sono tre i giudici che si occupano del caso, i quali escludono fin da subito la testimonianza sospetta della ragazza durante i primi interrogatori, ritenendola indifesa essendo senza avvocato. Eliminano anche le dichiarazioni del farmacista da cui Lizzie aveva tentato di comprare del veleno. L’accusa ha quindi poco e niente tra le mani: mentre parla della brutalità dei colpi sferrati, estrae da un cofanetto i veri cranei maciullati di Andrew e Abby Borden, scena per cui Lizzie sbianca e sviene.
Il giudice Justin Dewey sostiene la difesa, molto probabilmente per motivi esterni al processo, infatti, l’uomo aveva ottenuto la poltrona grazie alla raccomandazione politica di George Robinson, l’avvocato difensore di Lizzie.
Il 20 giugno 1983 la giuria, dopo essersi ritirata per solo un’ora, dichiara Lizzie Borden non colpevole del duplice omicidio di suo padre Andrew Borden e la sua matrigna Abby Borden.

La sua fine

Lizzie e sua sorella Emma comprarono una villa nella zona ricca della città, la prima cambiò nome in Lizbeth e molti cittadini la evitavano. Ben presto si allontana dalla sorella, con cui non parlerà per vent’anni, fino alla sua morte. Si pensa che il loro allontanamento fu dovuto a una presunta relazione omosessuale tra Lizzie e l’attrice Nance O’neil, intima con la donna, o, altrettanto probabile, Emma venne a sapere che chi ha compiuto quegli omicidi fu proprio sua sorella. Lizzie muore il 1 giugno 1927, a 66 anni, di polmonite; a seguire la sorella muore solo 9 giorni dopo il 10 giugno. Vennero sepolte vicine alla tomba del padre.
Al giorno d’oggi ancora non si ha la certezza di chi abbia tolto la vita a Andrew e Abby, ma vorrei concludere con una filastrocca che i bambini recitarono per molti anni dopo gli eventi di casa Borden: 

Lizzie Borden prese un’ascia
e diede a sua madre 40 colpi,
quando vide cosa aveva fatto,
ne diede a suo padre 41.

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