Il Venezia esce dal Penzo ancora senza punti, sconfitto 4-2 dalla Fiorentina in una partita che per almeno una parte del primo tempo sembrava poter prendere una direzione completamente diversa. Il vantaggio di Akor Adams al 22′, costruito dalla verticalizzazione di Busio e finalizzato con precisione dall’attaccante, aveva infatti premiato una delle caratteristiche migliori della squadra di Stroppa: la capacità di recuperare palla e attaccare rapidamente lo spazio.
Il problema arriva immediatamente dopo. In appena un minuto, tra il 29′ e il 30′, Franco Mastantuono ribalta completamente la partita. Due conclusioni dalla distanza, entrambe di sinistro, mostrano certamente la qualità superiore del talento argentino, ma raccontano anche le difficoltà del Venezia nel proteggere la zona centrale davanti alla propria area. Dopo essere passato in vantaggio, il Venezia non riesce a rallentare la partita e a gestire il momento favorevole: concede troppo rapidamente campo e possibilità di tiro alla Fiorentina.
Ed è probabilmente questo il primo vero campanello d’allarme della serata. Il Venezia non perde perché viene schiacciato per novanta minuti, ma perché paga in maniera estremamente pesante alcuni momenti della gara.
I numeri lo confermano. La squadra di Stroppa chiude addirittura con il 63% di possesso palla contro il 37% della Fiorentina, ma produce solamente 11 conclusioni contro le 19 degli avversari e soprattutto appena 4 tiri nello specchio contro 10. È un dato particolarmente significativo: avere il controllo territoriale non significa necessariamente avere il controllo della partita. La Fiorentina concede il pallone, ma quando recupera riesce ad arrivare molto più rapidamente e pericolosamente verso Stankovic.
Nella ripresa il Venezia prova effettivamente a reagire. Anche Stroppa ha sottolineato nel post-partita come la squadra sia rientrata meglio dagli spogliatoi e abbia avuto alcune occasioni per rimettersi in gioco. Il problema è ancora una volta la concretezza. La Fiorentina, al contrario, appena trova spazio colpisce: al 66′ Fagioli verticalizza e Pellegrino parte praticamente da metà campo andando a realizzare l’1-3. È forse l’azione che sintetizza meglio la partita: Venezia proiettato in avanti, Fiorentina verticale e letale appena si apre il campo.
Qui emerge una seconda criticità. Per il modo in cui vuole giocare Stroppa, il Venezia ha bisogno di portare molti uomini nella metà campo avversaria e di costruire attraverso il possesso. Quando però perde il pallone, la copertura preventiva non sempre è sufficiente. Contro una squadra con giocatori capaci di attaccare la profondità e di giocare velocemente in transizione, lo spazio lasciato alle spalle diventa estremamente pericoloso.
La serata è stata inoltre condizionata dall’emergenza fisica. Stroppa ha parlato apertamente dei numerosi problemi soprattutto nel reparto difensivo e nel corso della partita il Venezia ha perso anche Gianluca Busio, per il quale il tecnico ha riferito di temere un problema muscolare importante. Una situazione che rende ancora più complicato il processo di inserimento dei nuovi giocatori nei meccanismi della squadra.
Poi c’è naturalmente il fattore Mastantuono. Ridurre tutto agli errori del Venezia sarebbe sbagliato. Il diciannovenne argentino ha disputato una partita fuori categoria: tre gol e una capacità costante di trasformare situazioni apparentemente normali in occasioni pericolose. Sky lo ha indicato come MVP della partita, mentre la Lega Serie A sottolinea come sia diventato il più giovane giocatore della Fiorentina a realizzare una tripletta in Serie A.
Il 4-1 all’84’, ancora firmato dall’argentino, chiude definitivamente il match. Due minuti dopo Hainaut trova il 2-4, confermando almeno una cosa positiva: questa squadra continua a giocare anche quando la partita sembra compromessa. È lo stesso aspetto sottolineato da Stroppa, che dopo la gara ha evidenziato il carattere e la capacità di reazione del gruppo.
Il problema è che dopo quattro giornate il Venezia rimane a zero punti. E a questo punto la questione non può più riguardare solamente la qualità delle prestazioni. Prima della partita Stroppa aveva sostenuto che la classifica non rispecchiasse quanto mostrato dalla squadra sul campo; dopo quattro sconfitte consecutive, però, diventa necessario trasformare il gioco prodotto in punti.
La sensazione lasciata dalla Fiorentina è quindi contrastante. Il Venezia ha un’identità e sa costruire situazioni offensive, caratteristiche che non sono scontate per una squadra che deve lottare per la salvezza. Adams continua inoltre a dimostrare di poter essere un riferimento offensivo importante.
Ma emergono tre aspetti sui quali intervenire rapidamente: maggiore protezione dopo la perdita del pallone, maggiore capacità di gestire i momenti della partita e soprattutto maggiore efficacia nelle due aree.
Perché il dato più preoccupante del 2-4 è proprio questo: 63% di possesso, ma dieci tiri nello specchio concessi agli avversari. Significa che il Venezia può anche controllare il pallone senza riuscire ancora a controllare davvero la partita.
E contro una squadra con la qualità della Fiorentina, è bastato concedere pochi metri a Mastantuono perché una gara iniziata con il vantaggio arancioneroverde si trasformasse nella quarta sconfitta consecutiva.
