“Il mio film non parla del Vietnam. E’ il Vietnam” . Con queste parole il regista Francis Ford Coppola parlava del suo film Apocalypse Now al festival di Cannes del 1979. La famigerata pellicola nota tanto per la sua grandezza cinematografica quanto per la sua disastrosa produzione. Dalla sua uscita, Apocalypse Now rimane uno dei film più affascinanti ed enigmatici della storia del cinema: dietro il racconto dell’orrore della guerra, lo spettatore accompagna il protagonista Benjamin Willard nella sua missione per uccidere l’ormai corrotto colonnello Kurtz. In un viaggio che lentamente, man mano che ci si addentra nella giungla, rivela l’oscurità dell’uomo. La pellicola è liberamente ispirata al romanzo Cuore di tenebra dello scrittore polacco-britannico Joseph Conrad. Il film è molto diverso rispetto al libro (già a partire dall’ambientazione), ma mantiene ed esplora uno dei temi cardini del testo originale: l’ossessione. Una forza magnetica che cattura i personaggi nella sua presa, conducendoli fino all’estremo e che, come l’oscurità dell’uomo, si mostra chiaramente nelle profondità della giungla.
La compagnia d’avorio e l’esercito
A differenza della pellicola, il romanzo è ambientato verso la fine dell’800, nel periodo d’oro del colonialismo: a ordinare di recuperare Kurtz, non di ucciderlo come nella pellicola, al marinaio Charles Marlow, la controparte letteraria di Willard, è una compagnia d’avorio belga. Entrambe le istituzioni sono ossessionate da qualcosa: la compagnia dall’avorio, l’esercito statunitense dalla vittoria. In ambedue i casi, l’ossessione si traduce in una forza distruttrice che porta all’annientamento di tutto quello che si frappone tra le istituzioni e i loro obiettivi. Ci sono due scene che rappresentano perfettamente questo: nel primo capitolo del libro, quando Marlow è appena giunto alla stazione della compagnia, si addentra in un boschetto che paragona a un girone dell’Inferno di Dante. Lì, gli indigeni reclutati dall’impresa vanno a morire: ridotti a ombre di uomini, strappati dalle loro terre d’origine e straziati dalle dure condizioni di vita.
L’ossessione per l’avorio porta al massacro della vita umana e alla deumanizzazione di individui considerati, all’epoca, come oggetti da dover sfruttare fino all’ultimo.
La scena dell’attacco degli elicotteri nel film racchiude lo stesso messaggio: l’esercito arriva trionfante sulle note della cavalcata delle Valchirie di Wagner, terrorizzando gli abitanti di un piccolo villaggio.
Con il crescere della musica e della violenza, la scena diventa sempre di più uno spettacolo grottesco in cui la distruzione diventa protagonista: l’ossessione per la vittoria è appagata soltanto dalla completa devastazione del nemico, il Vietnam.
Ancora una volta, la vita umana viene inghiottita dalle fauci dell’ossessione.
Marlow e Willard
Il personaggio di Marlow subisce una profonda trasformazione nel passaggio da libro a film.
Questo è rappresentato dal cambiamento del nome: laddove Marlow è uno spettatore passivo, in cui il lettore può immedesimarsi facilmente, Willard è una figura attiva che non si limita ad osservare.
Tuttavia, entrambi sono ossessionati dallo stesso soggetto: Kurtz, una figura misteriosa ma carismatica che con la sua sola presenza è capace di attrarre qualsiasi persona. Nel caso di Marlow, la sua ossessione per l’uomo si traduce in una sorta di fascinazione: all’inizio Kurt gli viene presentato come una sorta di dio, l’archetipo del gentiluomo occidentale.
Marlow, come il lettore, rimane affascinato dai racconti sulla sua eloquenza e sul suo modo di comportarsi.
Ma quando lo incontra per la prima volta, trova solo il fantasma di ciò che era stato: ormai un vecchio, logorato dalle sue stesse ossessioni. La sua fascinazione si trasforma in commiserazione: non vede più il mito, ma solo un uomo che, nelle tenebre della giungla, ha guardato veramente dentro sé stesso e i propri demoni ed è ormai segnato da quella visione.
A differenza della sua controparte letteraria, quella cinematografica affronta un altro tipo di percorso.
Willard studia attentamente Kurtz nel corso del suo viaggio e non prova mai ammirazione: non riesce a capire come un uomo eccezionale come Kurtz, sia potuto cadere così tanto in basso da poter rappresentare un pericolo per l’esercito.
Il colonnello rimane per Willard una figura misteriosa e indecifrabile: ma è proprio questo a fascinarlo e a stimolare la sua curiosità. Quando lo incontra,tuttavia, Willard trova un uomo moralmente degenerato, vittima dei suoi stessi demoni; in lui scorge il lato oscuro e barbarico dell’esercito americano.
Da una parte Kurtz lo condanna per la sua ipocrisia, ma dall’altra adotta metodi estremi per tenere in riga gli abitanti del villaggio che ha conquistato, come mostrato dalle teste impalate che danno il benvenuto al protagonista.
In Willard si fa strada un profondo disgusto e odio nei confronti dell’uomo e dei suoi modi raccapriccianti.
Kurtz rappresenta la durezza della guerra del Vietnam e la sete di potere e vittoria degli Stati Uniti, che non si ferma davanti a nulla. Racchiude tutto ciò che Willard ha imparato a disprezzare.
Kurtz
Entrambe le versioni presentano molte affinità: vengono presentati come uomini straordinari e carismatici, modelli di virtù da imitare. Tuttavia l’oscurità della giungla, o come Conrad la descrive, “l’immensità selvaggia”, mostra a ciascuno dei due lati di sé stessi che ignoravano. Nel Kurtz del romanzo si palesa un’ossessione per l’avorio e una brama di realizzare le proprie ambizioni, mentre in quello del film si manifesta un’ossessione per la vittoria assoluta. Sono i rappresentanti delle proprie istituzioni, ma ne rivelano il loro lato mostruoso ed estremo: sono pronti a violare qualsiasi principio pur di raggiungere i loro obiettivi, adottando anche metodi brutali. I due si differenziano alla fine delle loro storie: nel libro, Kurtz è logorato dalle sue ossessioni. La sua sete di avorio lo svuota, lo porta allo stremo: diventa un pensiero fisso, la sua ragion di vita.
Vive in funzione della sua ossessione. Per questo quando Marlow lo prende con sé lo prega di farlo ritornare nella giungla: è il solo luogo in cui è totalmente libero di realizzare le sue ambizioni. Kurtz è ucciso dall’ossessione.
Nel film invece, quando Willard lo incontra, Kurtz possiede una lucidità estrema: nella giungla non ha soltanto scoperto sé stesso, ma è arrivato anche a formulare una visione cruda della guerra (basandosi sulle numerose esperienze che ha vissuto). Kurtz riconosce l’orrore della guerra e non ne rimane terrorizzato, ma affascinato.
E’ necessario per trionfare: per il colonnello, il conflitto è un contesto in cui la morale è totalmente assente. Per questo arriva ad usare metodi raccapriccianti e brutali: ai suoi occhi, sta solo facendo l’indispensabile senza porsi problemi etici.
Queste rivelazioni portano ambedue le versioni quasi a desiderare la morte, uno strumento di liberazione: dopo aver fatto simili scoperte, è impossibile per loro tornare a una vita normale. Hanno guardato in faccia la cruda verità e sanno di non poter tornare indietro.
L’ossessione è la forza che lega i mondi delle due opere: fa vacillare i personaggi, spingendoli dritti nell’abisso dell’animo che si rivela solo nelle profondità della giungla.
