Ma cosa ci trovi nel calcio?”
Chiunque segua questo sport almeno una volta si è sentito questa domanda, trovandosi spesso in difficoltà nel rispondere. Perché non si parla solamente di calcio, ma non troviamo mai le parole giuste per dirlo.
Il libro di Bonvissuto trova esattamente il modo per farlo.
UNA BREVE PREMESSA SUL LIBRO
Il libro è in prima persona perché è il racconto dello stesso Bonvissuto, ovvero quello di un bambino romanista, che cresce in una famiglia e una comunità dove tutto ruota intorno alla AS Roma. Tramite gli occhi dell’autore (nonché protagonista) viviamo i suoi ricordi legati alla squadra, che sono profondamente legati con i suoi ricordi d’infanzia, infatti il libro non segue solo l’andamento del club, ma tutto ciò che si lega ad essa: il tifo, l’amore, le tradizioni, la comunità e ogni tipo di emozione che fa parte del rapporto tra il tifoso e la squadra.
Prima che parlare di calcio, questo libro parla di amore, perché in fondo le due cose sono quasi fuse tra loro. Ed è ciò che viene premesso all’inizio della storia: l’amore è qualcosa che ci circonda, dal primo istante in cui veniamo al mondo. Ma non si può riceverlo e basta, prima o poi bisogna trovare una via d’uscita a tutto questo amore e restituirlo a nostra volta.
“Cominciare ad amare è come rompere qualcosa che prima funzionava, è disobbedire all’ordine precedente, smettere di subire l’amore per esercitarlo”. Questo è uno spartiacque vero e proprio, qualcosa da cui far partire tutto, l’anno zero della vita stessa. Perché l’amore diventa motore stesso, ciò che sta alla base delle nostre intenzioni. Ma l’amore deve trovare un posto dove posarsi, “come l’acqua delle alluvioni: un posto glielo devi trovare, se no se lo trova da solo”. Ed è a questo preciso punto che il piccolo Bonvissuto si innamora della prima cosa che vede in casa, che in fondo è sempre stata lì ma che fino a prima non si era realizzata. E così inizia la storia d’amore tra l’autore e la Roma.
IL TIFO
Ognuno ha la sua storia di tifoso. Quella di questo bambino inizia con l’acquisto di un divano. Non è un evento qualunque, ma qualcosa che cambia la storia di una famiglia, ne condiziona l’andamento, la sua routine, le sue abitudini. E così il divano diviene un punto focale, tanto da risultare di famiglia e guadagnarsi un nome: “Augusto”. Perché esso diviene un centro di gravità permanente, soprattutto la domenica, il giorno in cui gioca la Roma.
Sopra questo sofà, ascoltando la telecronaca alla radio, Bonvissuto capisce cosa vuol dire tifare, prima ancora di chiedersi perché tifare Roma. Ma certe domande uno non se le pone. Si parla di “fede calcistica” proprio perché l’amore verso la propria squadra è incondizionato e quasi dogmatico, si accetta senza troppe considerazioni.E fin da subito al piccolo Bonvissuto è chiaro che il rapporto con la propria squadra è costituito da fedeltà e costanza, come nella religione.
Il tifo è identitario, definisce e certifica il proprio io in profondità, e come tale, anche involontariamente, si finisce per mostrarlo. E il rapporto tra l’autore e la sua sciarpa è qualcosa che si potrebbe definire intimo. La indossa sempre e in qualunque modo: al collo, in testa, di traverso. E questo gli vale molti soprannomi: er tenore, er samurai, ‘a sora, er sindaco. Il dilemma di come portare la sciarpa attanaglia l’intera vita del tifoso, spesso senza che ne trovi soluzione. Ma fondamentale è che la sciarpa rimanga sempre. È come la fede o il crocifisso al collo, senza ci si sente diversi, spesso a disagio perché è come se mancasse qualcosa che sentiamo parte di noi.
Così, quando la madre mette a lavare la sciarpa, è come se si rompesse qualcosa di profondo. Magari era sporca o puzzava. Ma in fondo “puro ‘a Sacra Sindone nú ‘a laveno da ‘n sacco de tempo, perché è ‘na cosa sacra”.
Nel processo di innamoramento verso la propria squadra si passa sempre da un punto che definisce il proprio credo: l’idolo calcistico. Se la squadra è la religione, il giocatore preferito è il suo messia. Nel libro non ha nome, si sa solo che ha il 5, è brasiliano e gioca a centrocampo. Le sue gesta sono leggendarie e la figura mitizzata, di cui si perdono i contorni e ciò che rimane è solo quello che più ci rappresenta l’essenza stessa del calcio. Nonostante le azioni, i goal o le giocate, ciò che davvero rimane di Lui (così è chiamato), che è anche quello che va in copertina, è l’esultanza: un salto rabbioso col pugno al cielo. Ma tanto basta, perché va oltre l’essere un calciatore, ma raffigura l’incarnazione stessa dell’amore del tifoso, che in Lui vede tutto ciò che vorrebbe portare egli stesso in campo.
NON SOLAMENTE CALCIO
Con un’opera biografica ma dal carattere corale questo libro ci racconta che il calcio non è solo uno sport, ma esserne tifosi è parte di un gigantesco rito collettivo. Tra romanesco e profonde riflessioni filosofiche, intorno alla fede giallorossa convergono tanti universi: il pellegrinaggio allo stadio per la partita del pomeriggio, le infinite discussioni sui risultati al bar, un insieme di padri, zii, nonni e nipoti che si ritrovano davvero tutti assieme solo davanti alla bandiera della Roma. In tutte le molteplici accezioni del calcio, Bonvissuto ci ricorda sempre che di mezzo c’è l’amore. E fra tutte le sue caratteristiche, vi è proprio quella di manifestarsi in un’infinita serie di gesti, perché anche senza volerlo è un qualcosa che dimostriamo quotidianamente. Soprattutto perché è un qualcosa che ci rende felici. E si sa che la gioia fa parecchio rumore.
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