In Veneto cresce il lavoro, ma sempre più a tempo determinato

Aumenta nei primi mesi dell’anno l’occupazione trainata da terziario e turismo, si contrae ancora l’industria. Scontro tra Cgil e l’assessore regionale sulla lettura dei dati.

Pubblicati ieri i dati aggiornati a maggio della “Bussola” di Veneto Lavoro, che fotografa la situazione del mercato lavorativo regionale, curati dagli uffici della regione. Sono risultati in chiaroscuro. Prosegue infatti la crescita mercato del lavoro regionale, che nei primi cinque mesi del 2026 fa registrare un incremento di quasi 60 mila posti di lavoro dipendente, 17 mila dei quali guadagnati a maggio.

Ma questo risultato è determinato soprattutto dai rapporti a tempo determinato, e trainato dal terziario (45.300 posti in più), soprattutto dal turismo, mentre il contributo del tempo indeterminato si riduce ulteriormente, e prosegue la contrazione dell’industria. Il rallentamento interessa soprattutto il comparto edile (-7% di assunzioni), che negli ultimi anni aveva registrato andamenti particolarmente positivi grazie a Superbonus e PNRR. Assunzioni in calo anche nell’industria conciaria (-12%), nella chimica-plastica (-4%) e nel legno-mobilio (-2%). Lieve miglioramento nel metalmeccanico, sia in termini di assunzioni che di variazione dei posti di lavoro, e nelle aziende dell’automotive.

Rispetto allo scorso anno il saldo è in miglioramento a Venezia (+30.300), dove cresce anche la domanda di lavoro, Verona (+21.200) e Rovigo (+2.500), e in peggioramento rispetto allo scorso anno a Padova (+4.200), Vicenza (+1.900) e Treviso (+1.800). Il bilancio dei primi cinque mesi dell’anno è positivo in tutte le province, ad eccezione di Belluno dove si registra un saldo tipicamente negativo per il periodo (-2.800) per effetto della conclusione della stagione turistica invernale.

«Prosegue una fase positiva per il mercato del lavoro del Veneto – è il commento dell’assessore regionale al lavoro Lucas Pavanetto – Il bilancio è ancora superiore rispetto a quello dello scorso anno. Nei primi cinque mesi del 2026 c’è stato un incremento di quasi 60 mila posti di lavoro dipendente, e di questi 17 mila sono stati guadagnati nel mese di maggio. Nonostante le difficoltà che emergono a livello internazionale, con le tensioni geopolitiche che portano effetti negativi sui mercati, soprattutto nel settore energetico, il Veneto ha dimostrato resilienza grazie alla forza del settore turismo».

Di segno opposto la valutazione di Tiziana Basso, segretaria Cgil del Veneto: «Dietro l’aumento complessivo dell’occupazione si nascondono segnali di peggioramento nella qualità e nella stabilità del lavoro. Se guardiamo al lavoro stabile emerge chiaramente un rallentamento. Il saldo dei contratti a tempo indeterminato tra gennaio e maggio 2026 risulta meno favorevole rispetto allo stesso periodo del 2025, quando si registravano +14.800 posizioni anziché le +11.800 di quest’anno. Ancora più preoccupante è il dato del solo mese di maggio: il saldo dei contratti a tempo indeterminato (+620) è quasi dimezzato rispetto all’anno precedente (+1.100). Questo avviene a fronte di un calo delle assunzioni (-7%) e delle trasformazioni da contratti precari a stabili (-5%)». Secondo Basso l’ottimismo dell’assessore sarebbe fuori luogo.

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