• Tra le opere intramontabili, sia manga che anime, è indubbia la presenza di Akira, di Katsuhiro Ōtomo. Sia per l’ambientazione cyberpunk che per i disegni dettagliatissimi, entrambi gli ambiti letterario e cinematografico sono stati dei canali di diffusione dell’opera molto efficaci. Hanno permesso infatti che l’opera venisse conosciuta e apprezzata anche in occidente, facendo da apripista per il diffondersi del fumetto e dell’animazione giapponesi.

    Partiamo con il dire chi è Katsuhiro Ōtomo. Nasce nel 1954 a Tome. Si appassiona fin da piccolo al disegno e, come esercizio, ricopiava i disegni di manga noti all’epoca tra cui Astro boy di Osamu Tezuka. Dopo il diploma si trasferisce a Tokyo ed inizia la sua carriera come mangaka a 19 anni. Nel ’79, dopo aver scritto molte short-stories, Ōtomo pubblica Fireball, il suo primo lavoro sci-fi. Anche se non finì mai il manga, contiene molte delle tematiche che verranno approfondite opere successive, tra cui Akira.

    Il manga di Akira viene serializzato in Giappone tra il 6 dicembre 1982 all’11 giugno 1990. Nasce in un contesto storico che assorbe gli avvenimenti degli anni ’60-’70, soprattutto le manifestazioni contro il rinnovo del Trattato di Sicurezza Giappone-USA (ANPO). Esso, infatti, era una delle conseguenze degli accordi, manovrati in modo da essere a favore degli Stati Uniti, che creavano non pochi disagi per la popolazione giapponese. A manifestare erano soprattutto i giovani e gli studenti, rappresentati nel manga attraverso gruppi anarchici di ragazzi. Altra tematica affrontata è quella della frammentazione della memoria storica. Soprattutto a fine degli anni ’80 era sempre più diffusa l’operazione di vittimizzazione del Giappone, a discapito del fatto che ha colonizzato altri paesi orientali durante la Seconda guerra mondiale. Permaneva ancora infatti nell’aria il senso che il Giappone fosse superiore agli altri stati asiatici ma lo scoppio di due bombe atomiche nel 1945 per apparire come vittima e non come carnefice agli occhi dell’Occidente. Tutto questo è espresso attraverso il genere del cyberpunk, infatti la città in cui è ambientato Akira, ovvero Neo-Tokyo è molto modera ma le rovine riflettono un passato non del tutto elaborato. 

    Akira è ambientato nel 2019 dopo che, in un futuro post-apocalittico, Tokyo fu rasa al suolo da un attacco nucleare. Conosciamo Kaneda, il capo di una banda di motociclisti ribelli che cercano di salvare il loro amico Tetsuo dopo che è stato rapito dai militari. Si scoprirà che il ragazzo è stato preso da un gruppo che conduce da anni esperimenti su dei bambini, identificati con un numero tatuato sulla mano. Questi hanno dei poteri psichici e il più forte tra loro è Akira, il numero 28.

    Lo stile di disegno di Ōtomo è peculiare in quanto dedica un’attenzione quasi maniacale ai dettagli. Si distacca dallo stile caricaturale che caratterizzava molti altri manga degli anni ’80, volendo creare un quadro della realtà con il quale confrontarsi. Infatti, anche l’idea stessa dell’eroe viene disgregata con Kaneda, Tetsuo e la banda di giovani, che non rispecchiano l’ideale di protagonista shonen dell’epoca. 

    Il film uscì nel 1988 e fu diretto dallo stesso Ōtomo. Nella sua realizzazione troviamo la stessa attenzione ai dettagli che ha contraddistinto il manga. Il film ha animazioni fluide realizzate grazie all’uso di più di 150mila tavole disegnate a mano. Anche l’inquadratura e il montaggio vengono pensate come puramente cinematografiche, figlie della scuola cinematografica giapponese. Questo è stato possibile grazie all’elevato budget che ha permesso la collaborazione tra diversi studi di animazione e di circa 1300 animatori. Inoltre, viene utilizzata la tecnica del pre-recording, quindi registrare i doppiatori prima dell’ultimazione del disegno per permettere una maggiore coesione tra i dialoghi e le scene. 

    Purtroppo, il film non contiene tutta la trama originale e nemmeno tutti i personaggi. Sebbene le ambientazioni siano fedelissime, viene tagliata buona metà della seconda parte del manga che risulta quindi più completo. Rimane opinione diffusa che la vera anima dell’opera di Ōtomo risieda nella versione cartacea, anche se il film potrebbe essere un modo per approcciarsi all’opera. Grazie per la lettura!

    -Conema

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