• Dato che, recentemente, è stata annunciata la realizzazione, da parte dello studio Mappa, dell’attesissima terza stagione dell’anime Dorohedoro, mi sembra giusto dare uno sguardo a colei che, con uno stile di disegno irripetibile e una storia molto avvincente, l’ha reso una delle opere recenti più apprezzate degli ultimi 20 anni. Vi parlo, oggi, di Q Hayashida.

    Di lei si sa pochissimo: è una persona molto riservata e rilascia poche interviste. Sappiamo che nasce a Tokyo nel 1977 ed entra subito in contatto con un ambiente culturale, in quanto la madre, si pensa, è amante dell’arte e la sprona attivamente nel suo percorso. Appassionata delle opere di Toriyama fin da bambina, decide di diventare una mangaka già da adolescente. Si laurea in pittura all’Università delle Arti di Tokyo, ma non lavorerà mai negli studi di altri autori: preferisce concentrarsi sulla propria carriera. Debutta nel 1997 con il suo primo one-shot, Sofa-chan, sulla rivista Afternoon edita da Kōdansha, arrivando seconda al Monthly Afternoon Shiki Awards. 

    Dal 2000 al 2018 circa si dedica a Dorohedoro, che passerà di testata in testata fino a raggiungere 23 volumi ed è, almeno per ora, la sua opera magna. La vicenda è ambientata nella città derelitta di Hole, dove convivono umani e stregoni, tutti riconoscibili da particolarissime maschere, giunti lì per esercitarsi con la magia. Cayman, il protagonista, si risveglia un giorno senza memoria del proprio passato e con il capo trasformato in una testa di rettile. Con l’aiuto di Nikaido, una cuoca super muscolosa a cui è meglio non fare scherzi, cercherà chi gli ha lanciato quell’incantesimo, sperando di recuperare i ricordi. 

    Nel 2019 inizia, per Monthly Shonen Sunday, la pubblicazione di Dai Dark, il suo lavoro ancora in corso: attualmente siamo al nono volume. Qui l’ambientazione si sposta nello spazio, dove un giovane viaggiatore, braccato da alieni che vogliono ucciderlo, deve sopravvivere in un universo pieno di minacce. Un contesto ben diverso dai lavori precedenti, a cui comunque l’autrice riesce a dare il proprio tocco inconfondibile. 

    Lo stile di Q Hayashida è molto riconoscibile per la ricchezza di dettagli e le atmosfere a metà tra horror e cyberpunk. Nonostante i tratti siano precisi e ben marcati, si notano i segni di contorno e le sbavature di chi, disegnando a mano, sposta la grafite della matita macchiando il foglio. Di solito quei segni vengono ripuliti per rendere il risultato finale più ordinato; lei, invece, li lascia, regalando alla tavola maggiore vivacità e dinamismo, perché il foglio va sporcato, non levigato. Nonostante le immagini macabre, non prive di momenti splatter, la vicenda non è solo cupa: è anche molto comica. Non mancano situazioni assurde capaci di allentare la tensione e che, a un primo sguardo, sembrano quasi stonare con i disegni dell’autrice. Lei, però, riesce a trovare un equilibrio perfetto tra questi due estremi. Sebbene sia un espediente diffuso nei manga, il registro brillante di questo fumetto non risulta mai forzato, ma si integra perfettamente nel mondo narrato. Il lettore non trova solo una trama coinvolgente e tavole spettacolari, ma può anche divertirsi: insomma, non manca nulla. 

    Nel panorama del fumetto giapponese ci sono state, e ci sono tuttora, numerose autrici che ne hanno scritto la storia. Rumiko Takahashi, Ai Yazawa e Hiromu Arakawa figurano tra le mangaka le cui opere sono entrate a gamba tesa nel pantheon dei classici. Ognuna con il proprio stile, ognuna con il proprio percorso, restano tra le disegnatrici più apprezzate. Q Hayashida merita senz’altro un posto accanto a loro. Vi consiglio di leggere almeno uno dei suoi lavori: ve ne innamorerete all’istante. 

    Grazie per la lettura.
    -Conema

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