Avete mai sentito parlare di Igort?

Io ne ho scoperto l’esistenza solo recentemente, grazie a un bellissimo libro regalatomi da un mio caro amico, che ne sa molto più di me. “Un fumettista che ha vissuto in Giappone” ho pensato; e invece no cara, Igort è un pezzo grosso.
Non starò qui a dirvi a quanti progetti ha collaborato, per quello c’è wikipedia (verificare sempre!). Vi basti per il momento sapere che oltre a essere un fumettista di fama internazionale (è anche amico di quel genio artistico di Taniguchi Jirō, beato lui!), è co-fondatore della coraggiosa Coconino Press, casa editrice rivoluzionaria nel mondo del fumetto. Non solo, dal 2018 è direttore della rivista Linus (ricordate i Peanuts?) e ora scrive e illustra per noi libri magnifici.
Oggi vi voglio parlare di A cavallo con i poeti, edito da Einaudi e pubblicato proprio quest’anno.
Guida alla lettura
Questa non è una recensione, ma una condivisione di una mia esperienza di lettura.
Ogni lettura è una riscrittura. Un’interpretazione arbitraria, che presuppone uno sforzo immaginativo: perché ha scritto questa cosa in questo modo e non in un altro? Perché quest’immagine, in questo punto, ritratta in questo modo? Quali pensieri, quali emozioni ci suscita? L’intenzione dell’autore rimane segreta, un sospiro nel buio. Lo inseguiamo, e nel frattempo immaginiamo altri mondi, legati a una certa versione del suo, dentro le ambigue tracce che lascia.
Ogni storia è un infinito di possibilità. Scritta, disegnata, rappresentata, comunicata, raccontata, ogni storia offre un caleidoscopio di ipotesi che non importa confermare. Importa viverle.
La lettura vivifica.
Condivido con voi la lettura da me vissuta, invitandovi a scoprire la vostra.
Cloppete-cloppete – Igort, Bashō, Hokusai: in viaggio verso l’infinito

Igort ci invita a un viaggio profondo sulle orme dei poeti (inteso nel senso più alto del termine) Matsuo Bashō, il più famoso autore di haikai, e Katsushika Hokusai, il più famoso artista di ukiyoe. Si può dire che il percorso si nutra di tre memorie: quella dell’autore, un tempo residente a Tokyo, e quelle dei maestri sopracitati. Un pellegrinaggio che si muove dal ricordo personale al dipanarsi leggero di una bellezza «umile, discreta, mai sfacciata». Il nostro autore, tra aneddoti e riferimenti storici, condivide realizzazioni e considerazioni riguardanti il rapporto con la natura, la dimensione artistica, l’afflato spirituale, trovando il culmine nella contemplazione.
Il testo, inframezzato da immagini e spazi bianchi, invita a rallentare il ritmo con cui gli occhi scorrono sulla pagina, a soffermarsi sul segno e, nelle pause di respiro, lasciarlo sedimentare nell’immaginazione.

Il viaggio inizia con il “Giappone di Igort”, velato di nostalgia: si apre con una leggenda, e poi, «Sognavo a cartoni animati all’epoca”: come ti capisco, caro Igort. Entriamo in un Giappone legato al ricordo, allo studio e all’affetto che lo lega all’arcipelago, fatto di buddhismo, manga, anime, ma anche letteratura, spiritualità e bellezza. E poi Igort intraprende il suo viaggio sulle orme dei poeti.
«La bellezza […] la si coltiva e la si impara man mano, e ci vuole finezza».
Il testo vira verso Bashō. Qui ricorrono termini come umiltà e silenzio, la natura diventa compagna di vagabondaggio, l’impermanenza si affaccia sull’orizzonte di senso. Alcuni haikai compaiono e scompaiono tra le pagine, giocano a nascondino, riecheggiano effimeri nell’interlinea.
Siamo infine accompagnati a esplorare concetti simili mediati dalle stampe di Hokusai, il cui percorso si fa ricerca spirituale intorno al sacro monte Fuji, “la montagna sacra”. Nomadismo, eccentricità, ricerca han fatto di lui un “vecchio pittore pazzo”, e orgoglioso di esserlo.
«Lui è fili d’erba, ciotola, nuvola, alberi, cielo, acqua, vento. / Una sostanza sorprendente ed eternamente cangiante perché espressione sacra dell’impermanente».
Mujō, Karumi, Shibumi, Wabisabi

Scrivere di cultura giapponese è sempre un processo delicato: il sentimento che proviamo verso quell’universo deve essere bilanciato da una chiara definizione di cosa si sta parlando. Igort ha cura di chiarire e contestualizzare concetti estetici che possono essere fraintesi. Il rischio di cadere nello stereotipo è sempre dietro l’angolo, e qualcosa può sfuggire a tutti (come “Sol Levante” ripetuto allo stremo). Tuttavia in questo caso ci troviamo di fronte a un ottimo compromesso tra quel Giappone che abita l’immaginario collettivo e quello più sfumato e complesso che assomiglia al Giappone “reale”.
Il libro sembra comporsi di impressioni misteriose di un mondo che si può evocare, intuire, raccontare e vivere, ma non semplicemente descrivere attraverso parole spesso abusate e, talvolta, banalizzate. L’invito è a uno sforzo critico, che non si fermi a definizioni semplicistiche o sensazionalistiche ma ne indaghi il sostrato profondo. Da qui, il viaggio, la ricerca.
Che dire

Igort mi ha catturata con la sua capacità di trasmettere ciò che descrive attraverso la composizione del testo stesso. Alte riflessioni e appunti di viaggio, ricordi, leggende e immagini si intersecano arricchendo di significato non tanto le parole quanto le pause tra di esse. Il tema del percorso artistico-spirituale si arricchisce del vissuto personale del poeta che lo compie, con tutta la sua delicatezza. Non è esente da critica, ma ciò che funziona supera di gran lunga ciò che non mi torna.
È stata una lettura ispirante. Bella. Ricca di stimoli e di gentilezza, che consiglio vivamente a chiunque voglia farsi trasportare oltre la materia e immergersi in una sostanza caleidoscopica, ampliare le proprie prospettive ed essere sospinto o sospinta verso un Giappone poetico, magari un po’ sentimentale, ma vivo e brulicante di bellezza.
Citazioni da:
Igort, A cavallo con i poeti, Giulio Einaudi editore, 2026.
Immagini © Letizia Prochilo
