• Dicono che certe cose non nascano per stare assieme: come le righe e i pois, l’acqua e il
    fuoco, la pizza con l’ananas… o l’arte e la matematica.
    Due discipline apparentemente opposte, agli antipodi, ma con in realtà una grande base in
    comune. Entrambe infatti puntano ad un unico obiettivo ovvero la ricerca dell’ordine e
    dell’armonia in ciò che li circonda, seppur con modalità diverse (una tramite la creatività,
    l’altra attraverso il rigore analitico).
    L’arte, alternando momenti di più o meno consapevolezza, si è sempre basata fin
    dall’antichità alla matematica e ai suoi principi per creare composizioni che potessero
    mirare alla perfezione estetica (basti pensare all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci o
    nelle architetture del Partenone di Atene in cui si “parlava” di proporzioni e sezione aurea).
    Ma non solo: interi movimenti artistici (soprattutto nel secolo scorso) basarono la loro
    intera poetica sui principi scientifici/matematici ideando dei tratti unici ed originali, come ad
    esempio il Cubismo (George Brache e Pablo Picasso scomponevano la loro realtà in
    figure geometriche elementari come sfere, cubi e coni, applicando così una sintesi visiva
    della geometria euclidea) o l’Optical Art (gli esponenti americani si rifacevano interamente
    sui principi scientifici dell’ottica e della geometria, che utilizza illusioni visive per ingannare
    l’occhio umano).
    Un artista che dedicò la sua intera esistenza a numeri, principi e al concetto d’infinito,
    riportando il tutto su carta con risultati magistrali, fu Maurits Cornelis Escher.
    Nato nel 1898 in Olanda, il suo nome è immediatamente legato al mondo delle incisioni, il
    cui interesse si manifestò già durante i primi anni scolastici. I lavori che ne nacquero
    tendevano già a rappresentare costruzioni impossibili, rappresentazioni visive dell’infinito o
    tassellature del piano e dello spazio, che ne divennero la sua personalissima cifra
    stilistica. Il suo tratto però non piacque immediatamente, soprattutto dagli insegnanti d’arte
    che lo mortificarono in più contesti con voti molto bassi: “ (…) è troppo ostinato, troppo
    filosofico-letterario: al ragazzo mancano vivacità e originalità, è troppo poco artista”.
    Nonostante ciò non si perse d’animo e continuò la sua ricerca, aumentando la sua
    maestria soprattutto nel campo dell’incisione su legno.
    La tecnica però non era al centro del suo interesse (o meglio, non solo): ai suoi occhi era semplicemente un mezzo per uno scopo “più alto”, come la rappresentazione di ciò che non è tangibile: il mondo dei sogni, delle idee, dei pensieri, in cui ognuno può ritrovarsi e riflettere. Voleva quindi sfidare il concetto stesso di spazio e tempo, riportando il tutto su un piano bidimensionale.
    Come sappiamo, nonostante le difficoltà iniziali, il suo lavoro ebbe un impatto duraturo e
    influenzò tantissimi settori emergenti per l’epoca nel giro di pochi anni come il design, la
    grafica pubblicitaria e la cultura pop in generale.
    Ciò che pian piano cominciò a conquistare il pubblico e la critica (e che tutt’ora affascina
    gli appassionati) non era quest’ossessione apparente per la matematica perché lui stesso
    nutriva per la materia un interesse parziale: le sue opere erano infatti il risultato di
    un’attenta osservazione della realtà quotidiana e dei suoi meccanismi più profondi.

    Gli studi sulle ripetizioni, i pattern e le trasformazioni graduali delle forme (naturali e non)
    s’inseriscono in un filone di ricerca artistica che tenta di esplorare l’ordine nascosto dietro il
    caos apparente che ci circonda.
    Fino al 19 Luglio la città di Padova s’impegnerà a farvi conoscere (o riscoprire) questo
    personaggio a dir poco sopra le righe con una mostra incentrata su tutti i suoi capolavori,
    conosciuti e non. Un viaggio biografico visivo che parte dagli esordi, per poi passare ai
    suoi anni italiani e proseguendo nel resto d’Europa. Una mostra pensata per tutti, anche
    per chi non è appassionato del mondo dell’incisione e della grafica d’arte, grazie a
    tantissimi apparati didattici, video e installazioni immersive ed interattive.
    Tutto questo si trova al Centro Altinate – San Gaetano, aperto ogni giorno con orario
    continuato dalle 9 alle 19.30 (tranne lunedì con apertura dalle 14.30).
    Il biglietto per gli studenti (senza limiti d’età ma esibendo il tesserino) ogni martedì è di 14€
    ma se vorrete vivere un’esperienza diversa risparmiando anche qualcosina (il ché non
    guasta mai) sabato 23 Maggio torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal
    Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e
    dall’ICOM, che si svolgerà in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e
    promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea.
    Il costo simbolico d’entrata sarà di 1€ (eccetto le zone dove è prevista la gratuità).
    Il portale del Ministero è in continuo aggiornamento proprio in questi giorni quindi provate a
    tener d’occhio se verrà inserita anche questa realtà (NOTTE EUROPEA DEI MUSEI 2026Ministero della cultura). In ogni caso, per qualsiasi altra informazione, come sempre vi
    invito a dare un’occhiata al sito ufficiale della mostra http://www.arthemisia.it.
    E se è vero che la matematica è l’alfabeto con cui Dio ha scritto l’universo… forse Escher
    voleva regalarcene un po’, su carta.
    morghy_marghe

    3–5 minuti

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