Il libro di cui vorrei parlavi oggi è Radio Imagination di Seikō Itō. Pubblicato in Giappone
nel 2013 ed edito in Italia due anni dopo da Neri Pozza. Il libro vince il premio Noma,
assegnato annualmente ai migliori libri pubblicati in Giappone.
Radio Imagination racconta, appunto, di una radio condotta dallo speaker DJ Ark in diretta
dalla cima di una cryptomeria (cedro giapponese). La radio trasmette a qualsiasi ora di
qualsiasi giorno perché vive nell’immaginazione di chi l’ascolta. Nonostante la sua
“inesistenza” è una radio a tutto tondo, con e-mail e telefonate in diretta da parte degli
ascoltatori. Ovviamente non manca la musica e il nostro DJ Ark ci propone sia canzoni
giapponesi che occidentali, sia moderne che classiche, in modo da spaziare tra più generi.
Se di primo acchito sembra solo una storia con un incipit a dir poco strano, vi sarete resi
subito conto che qualcosa non torna e che ci deve essere di più. Non siete stati gli unici a
farci caso perché lo stesso DJ Ark cercherà di ricordare la sua vita e, soprattutto, di
ricostruire come sia finito sulla cima di quell’albero. Ricorda di chiamarsi Akutagawa
Fuyusuke e di avere trentotto anni. In seguito, scoprirà anche di essere sposato e di avere
addirittura un figlio che studia negli Stati Uniti.
DJ Ark continua a ricevere telefonate ed e-mail da varie persone e tutte sembrano essere
accomunate da una cosa: riescono a mettersi in contatto con Radio Imagination e
riescono ad ascoltare a ripetizione le canzoni e la voce dello speaker, come se il
programma andasse in onda solo per loro. Ogni vita e ogni storia sono pregne di un’aura
mistica che aleggia mentre gli ascoltatori si sfogano o semplicemente raccontano cosa
stanno facendo in quel momento.
Nell’intero romanzo si percepisce un’atmosfera onirica, non si capisce bene né dove
siamo né in che periodo siamo, nonostante venga tutto rivelato con lo scorrere delle
pagine. L’autore ci fa immergere in uno spazio tra surreale e reale in cui sembra di essere
in quel momento tra la veglia e il sonno. Viene data molta importanza alle sensazioni che
si provano in questo stadio di limbo. Ogni emozione, soprattutto la tristezza e il dolore,
vengono trasmessi attraverso immagini che sono sì malinconiche, e forse anche un po’
deprimenti; ma sono anche evocative e paradossalmente sublimi. Emblematica la storia
dell’uccellino bianco e nero che fissa sempre il nostro amato speaker mentre è in diretta.
Vediamo i punti di vista sia dell’uno che dell’altro e si percepisce l’inquietudine dell’uomo
che viene fissato costantemente contrapposta all’empatia del volatile che sente la tristezza
dell’uomo per ciò che gli è successo. La vera perla nascosta in questo libro, secondo me,
è proprio come veniamo catapultati in questa storia, senza nemmeno renderci conto di
quello che sta succedendo, ma sentendo premere sulla pelle gli aghi acuminati che sono
le vicende raccontate, senza quasi rendersene conto.
Mentre la trasmissione radiofonica prosegue, scopriamo insieme a DJ Ark come è finito
su quell’albero e iniziamo a capire qual è il vero tema di questo libro. Non voglio dirvi
troppo ma tutti i personaggi ci fanno riflettere sul tema del ricordo e sulla memoria dei
morti. Il filo conduttore è quello dell’ascolto, dopotutto come potremmo altrimenti sentire “il
mitico e superlogorroico disc jockey dalla lingua sciolta” per usare le stesse parole dell’autore. Ma possiamo ascoltare solo ciò che effettivamente si può sentire o anche
altro? Siamo sempre circondati da voci che non riusciamo ad udire, da storie che non tutti
capiscono. A volte basterebbe solo tenere le orecchie aperte.
Vorrei lasciarvi come consiglio l’ultima canzone messa da DJ Ark alla fine della diretta, se
dopo vi va di ascoltarla, ne vale sempre la pena. Si tratta di Redemption Song di Bob
Marley.
Grazie per la lettura.
-Conema
