• In un contesto storico – culturale come il nostro in cui tutto scorre (fin) troppo in fretta e tutto ciò  che ci circonda dopo poco tempo già annoia la nostra mente perché lo percepisce come un qualcosa  di visto e rivisto, che senso ha dedicare un’intera mostra ad un artista che amava dipingere (quasi)  solo scene tratte dalla vita rurale con soggetti tipicamente montani?  
    È vero, può sembrare un azzardo, che potrebbe ritrovare un riscontro positivo solo in una stretta  cerchia di conoscitori dell’argomento e invece la comparsa di Giovanni Segantini, proprio ora,  dopo 10 anni dalla sua ultima apparizione pubblica, può essere letta come un segno, una nostra  necessità visiva sempre più urgente.  

    In un contesto post pandemico, caratterizzato da conflitti mondiali, crisi economiche e cronache che annunciano episodi sempre più drammatici, c’è oggettivamente la necessità di calmare la nostra  mente perennemente iper connessa e sovrastimolata da questi notiziari e una ricerca per il ritrovo di  un nuovo equilibrio, un “ritorno” all’ordine anche nell’arte, nella pittura, che ci aiuti a vedere oltre  sembra un’urgenza ormai diventata imprescindibile.  

    Ecco quindi che da pochissime settimane sono state aperte le porte dei Musei Civici di Bassano del Grappa per Giovanni Segantini, una mostra realizzata col supporto del Segantini Museum di St.  Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco (oltre che il patrocinio della Regione Veneto e la collaborazione della Regione Lombardia nell’ambito culturale ufficiale delle Olimpiadi invernali  Milano – Cortina 2026).  

    Più di un centinaio di opere provenienti da tutta Europa (dal Museo d’Orsay di Parigi al  Rijksmuseum di Amsterdam) ripercorrono la vita di questo giovane artista morto a soli 41 anni nel  1899 che seppe diventare un faro per la pittura italiana di fine Ottocento, “ideando” quello che  divenne il cugino italiano del Neoimpressionismo francese, il Divisionismo
    Nato ad Arco (in provincia di Trento) nel 1858, trascorse l’infanzia e la giovinezza a Milano dove  frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Viaggiò molto ma sarà tra le Alpi della Svizzera  che trovò la massima ispirazione per i suoi quadri più noti che gli donarono grande notorietà già in  vita. 
    Scene a tratti bucoliche (una capretta col suo cucciolo, una mucca intenta ad abbeverarsi, un  contadino che si riposa nel prato), descritte con estrema semplicità, senza fronzoli o impalcature di  pensiero ma con un’estrema attenzione per la resa realistica dei particolari; sebbene nella maggior  parte dei casi si tratti di un banale stralcio di vita quotidiana l’atmosfera è lirica, intima e carica di  sacralità. Era questo il tratto distintivo di Segantini.  

    Ma cos’è che ci colpisce così tanto quando siamo di fronte ad opere simili?  Sì, senz’altro la tecnica incide molto: la pennellata è lunga, filamentosa e materica (come i  neoimpressionisti, si basavano sulle leggi dell’ottica e delle percezioni dei colori
    e, questi studi,  hanno permesso di ottenere – visivamente – una luce che fosse naturale e sacra allo stesso tempo). 
    Ma anche, come dicevamo all’inizio, toccano il nostro bisogno attuale di aggrapparci alla  quotidianità, alla concretezza,
    in un contesto fatto d’instabilità e incertezze. 
    Ecco quindi perché possiamo utilizzare questa retrospettiva su Segantini come una sorta di terapia  momentanea per l’anima.  

    L’esposizione rimarrà aperta fino al 22 Febbraio 2026
    Se avete meno di 26 anni il Museo Civico  + la mostra momentanea di Giovanni Segantini allestita all’interno costerà solo 5€

    Vi consiglio di guardare il loro sito ufficiale http://www.museibassano.it per trovare il pacchetto che meglio abbraccia le vostre esigenze. 
    In ogni caso, Bassano del Grappa è sempre un’ottima idea per una giornata fuori dal contesto  lagunare; con un viaggio in treno poco più di un’oretta da Venezia, sarete catapultati in una sorta di  piccola bomboniera incastrata tra i monti vicentini. 
    È una città molto amata, soprattutto dai veneti stessi, per il suo valore storico, culturale… ed  enogastronomico.
    Se a Venezia c’è la tradizione del bacaro tour, a Bassano hanno una tradizione  storica per quanto riguarda il mondo dei distillati.
    Di locali per assaggiarne qualcuno avete solo  l’imbarazzo della scelta, soprattutto nel centro storico, ma io vi consiglio un giro al Museo della Grappa Poli, un’istituzione per il territorio dove potrete conoscerne la storia, il processo e  concludere con una piccola degustazione.  

    E per finire non può mancare una passeggiata sul Ponte Vecchio, o anche conosciuto come Ponte  degli Alpini, ormai diventato un soggetto super instagrammabile dai travel influencer, ma che in  realtà rappresenta un simbolo storico doloroso per la storia italiana perché era una delle ultime  tappe dei soldati durante la prima Guerra Mondiale prima di dirigersi verso il fronte.
    Il ponte fu  ideato tra l’altro da nientepopodimeno che Andrea Palladio in persona e da allora non è mai stata  modificata l’idea iniziale di mantenerlo in legno e con questo tipo di “impostazione”.  Vorrei parlarvi di tante altre piccole chicche di questa città da cartolina (come ad esempio il Museo  Hemingway o la presenza di un rinoceronte che guarda lo scorrere del fiume Brenta) ma per questa  volta vi lascio al piacere della scoperta casuale. 

    morghy_marghe

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