• Di recente ho avuto l’occasione di ritagliarmi del tempo per me stessa e su come riempirlo non ho avuto esitazioni. Tre ciotole. Un film uscito al cinema il 9 ottobre di quest’anno. Rare sono le volte in cui esco dalla sala e posso dirmi soddisfatta di come ho trascorso la serata.  Questo lungometraggio mi ha sottratto il cuore, lo ha trafitto, ferito, per poi raccoglierlo tra le sue mani e donargli nuova dimora. Il cinema non è altro che la rappresentazione per eccellenza della vita. 

    La protagonista di questa storia è Marta, una giovane insegnante di educazione fisica di un liceo romano, nonché compagna di vita di Antonio. La vicenda la ritrae insieme all’uomo che lei tanto amava, ma con cui la relazione giunse presto al capolinea.  Inizialmente ella soffrì immensamente la separazione e cominciò dunque ad accusare i primi sintomi di un male che, a sua insaputa, l’avrebbe accompagnata sino all’ultimo dei suoi respiri. Il malessere fisico che oramai la perseguitava quotidianamente possedeva radici ben più profonde, però, rispetto alle sue ingenue ipotesi. La separazione con Antonio è stata sì probabilmente motore di un disagio interiore, tuttavia il dolore che piano piano si faceva strada in lei era in verità dipeso dal crescente avanzare di un tumore.  Scoprì di questa malattia quando ormai le restava poco da vivere.

    La scoperta della malattia, eppure, le donò nuova vita. Questo periodo della sua vita si rivelò essere il suo momento migliore. Marta cambiò pelle. Compì un processo di rinascita, di rivalutazione del tempo e dello spazio, di rielaborazione interiore di un male che di lì a poco l’avrebbe strappata alla vita. Vita che Marta cominciò a dipingere con estrema consapevolezza e forza interiore. 

    Arrivò poi un giorno, l’incontro inatteso con Antonio. Lui si rese conto che la vita senza di lei un senso non ce l’aveva. Tuttavia Marta questa volta non seppe consolarlo. Si rese conto, infatti, di come la separazione dall’uomo che amava non fosse stata una perdita, bensì un punto di partenza per scoprire che cosa viene dopo la vita, per conoscere a fondo se stessa, per riscoprirsi.

    Il film si conclude con una festa organizzata in onore di Marta, dalle persone che ella amava, dopo la sua precoce scomparsa. Lei abbandonò la vita, consapevole di aver vissuto intensamente ogni singolo attimo che le fu concesso, di aver bevuto l’essenza dell’esistenza. 

    Per chi ne ha l’opportunità, consiglio di prendersi del tempo per guardare questo piccolo scorcio di vita vera e profonda. 

    – Francesca Zogno

    2–3 minuti

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