Anche quest’anno siamo arrivati all’autunno, e si sa che questa stagione porta con sé diversi cambiamenti e tanti nuovi inizi. Il mese di ottobre ci conduce verso atmosfere fredde, avvolte dai colori autunnali. Per accodarci a questo mood, oggi vorrei parlare di una bella storia di fantasmi scritta, però, nel Giappone dell’800!
Si tratta de “La lanterna delle peonie, storia di fantasmi” che originariamente nasce come testo trasmesso oralmente dal declamatore San’yūtei Enchō (1839-1900). Egli faceva parte del rakugo, una corrente del teatro giapponese in cui un singolo narratore, seduto su di un piccolo palco, racconta una complicata storia dai risvolti comici o sentimentali. Successivamente il suo discorso orale di Kaidan Botandōrō, la cui prima stesura risale al 1861, venne stenografato e pubblicato in versione scritta nel 1884. Questa storia è entrata a gamba tesa a far parte della categoria del kaidan, ovvero le storie di fantasmi e si è affermata nella letteratura giapponese del ‘900.
La storia prende spunto da un classico cinese (il Muidan dengji) in cui si racconta di una donna fantasma e dell’uomo che diventerà la sua vittima. Il testo ha subito molte rielaborazioni non solo in Giappone ma in tutto il sud-est asiatico, dove si era diffuso. Nella versione di Enchō, vengono narrati due filoni che si intrecciano in alcuni punti. Viene dato ampio spazio alla gelosia e al rancore, dimostrati dalle apparizioni dei fantasmi, ma viene messo in risalto anche l’amore che lo spirito può provare.
Fin da subito ci viene presentato il samurai Iijima Heizaemon, perseguitato da un karma negativo conseguente alle sue azioni di gioventù che lo porterà a non godere mai a pieno dei momenti di felicità. Infatti ogni risultato dell’uomo verrà accompagnato da un evento estremamente tragico, come la morte della moglie subito dopo la nascita della figlia Otsuyu. Anche la giovane sarà importante nella vicenda, in quanto proprio lei diventerà la defunta che, imperterrita, si ostina nel frequentare il suo innamorato Shinzaburo sotto forma di spirito. L’elemento comune tra i due filoni è Tomozō, un affiliato alla casa di Shinzaburo che corrotto dai fantasmi di Otsuyu e della sua dama Oyone, farà in modo che i due innamorati si incontrino togliendo i sigilli protettivi, causando la morte dello stesso Shinzaburō.
L’altra vicenda che ci viene narrata è quella di Kōsuke, kerai di Heizaemon, che avrà l’obiettivo di ristabilire il nome della casata del padrone, dopo che venne ucciso da un complicato complotto nato dalla mente di Okuni, sua concubina, e dall’amante di lei Genjirō. Anche qui Tomozō si rivela essere un personaggio avido, uccidendo la moglie per poter stare con Okuni.
Come vedete la storia è molto complessa e piena di avvenimenti rilevanti che modificheranno le vite dei protagonisti. Anche se c’è un grande susseguirsi di nomi, più o meno presenti , ognuno di loro accompagna colpi di scena e legami inaspettati con altri personaggi. I protagonisti maschili presenti nella trama sono rappresentativi del genere letterario dell’epoca, mentre quelli femminili sono molto più originali. Per fare un esempio, Otsuyu e Oyone sono ammalianti in quanto appartenenti all’aldilà. Sono dotate di una presenza eterea, sempre corredata da una lanterna decorata con i fiori di peonia, simbolo di amore. Il ruolo del fantasma è centrale, è una manifestazione che intimorisce coloro che hanno rancori o pentimenti nella vita, come nel caso di Tomozō, spaventato dallo spirito della moglie dopo averla uccisa. Gli spiriti però, possono anche apparire a seguito del manifestarsi di un karma negativo.
Esemplare lo stesso Shinzaburō che è tormentato dai fantasmi in quanto non è riuscito a rivedere la sua amata Otsuyu, nonostante la promessa fattale.
L’apparizione degli spettri è sempre accompagnata da un’atmosfera tetra e fredda che viene enfatizzata sia dal suono distante delle campane, sia dal tipico rumore dei komageta giapponesi. È lo stesso Enchō infatti ad introdurre l’onomatopea che diventerà tipica delle calzature in questione (karan koron). Vale la pena notare anche la rappresentazione che l’autore da del fantasma. In questo caso senza gambe e solo con la parte superiore del corpo visibile. Nell’arte e nella letteratura giapponesi l’iconografia del fantasma non è sempre univoca. Spesso ci si imbatte in rappresentazioni che dipingono gli spiriti senza la parte superiore del corpo invece di quella inferiore. Inoltre si possono trovare anche spettri che assumono sembianze mostruose, lontane dalla figura umana.
Nonostante l’elemento di orrore per antonomasia sia il fantasma, in questa vicenda non è da sottovalutare l’essere umano. Abbiamo infatti molti esempi di essere umani corrotti e corruttibili, guidati dall’avidità e dal loro interesse personale. Questa contrapposizione ci porta a riflettere sulla vera responsabilità dei fatti narrati nella storia e a chiederci chi sia più pericoloso tra l’uomo e l’essere soprannaturale.
Grazie per la lettura!
-Conema
