Il sostituto procuratore Giovanni Zorzi ha infatti depositato il ricorso avverso la sentenza del Tribunale, il quale aveva escluso l’aggravante mafiosa per il gruppo di imputati accusati di voler far rinascere la Mala del Brenta
VENEZIA – Come previsto, dopo il riconoscimento dell’associazione mafiosa nella sentenza d’appello del processo Tronchetto in abbreviato, ci sarà il secondo grado. Il sostituto procuratore Giovanni Zorzi ha infatti depositato il ricorso avverso la sentenza del Tribunale, il quale aveva escluso l’aggravante mafiosa per il gruppo di imputati accusati di voler far rinascere la Mala del Brenta.
La sentenza
Nelle 1.189 pagine della sentenza, il Tribunale (Stefano Manduzio presidente, a latere Giulia Caucci e Marco Bertolo) aveva definito l’associazione con ai vertici gli ex “Mestrini” Gilberto Boatto, detto Lolli e Paolo Pattarello, più che una banda di mafiosi, una banda che sognava e progettava di tornare ai fasti della Mala del Brenta e dei Mestrini, senza averne però la forza né il radicamento omertoso sul territorio. Per la Procura veneziana, l’associazione mafiosa è l’unica chiave di lettura possibile.
Passiamo alle richieste, anticipate dal Pm Zorzi nelle cento pagine del ricorso: 27 anni per Boatto, ritenuto il capo e l’organizzatore della formazione che avrebbe dovuto far risorgere i fasti della Mala al Tronchetto. Per lui niente attenuanti generiche, già riconosciute; 27 anni per Paolo Pattarello per gli stessi motivi. Dodici anni per Chriatian Michielon anche lui ritenuto immeritevole delle generiche; idem per Anna Pegoraro. Diciassette anni è la richiesta nei confronti di Roberto Sorato quale partecipante all’associazione, idem per Alessandro Duse, per Loris Trabujo, il protagonista dell’altro processo con rito abbreviato e condannato anche in appello, e per Enrico Marin. Nove anni per Sara Battagliarin, 12 per Gianfranco Sedda, 10 per Denis Marcuzzo e Giuseppe Marin, nonché per Lucia Marazzi e per Melissa Stefanutto quali concorrenti esterni. Sette anni e sei mesi per Marco Nalesso, 14 per Roberto Zennaro, 12 per Andrea Guarnieri.
Tre anni per Otello Novello, detto il Cocco cinese, che in questo procedimento figurava anche come vittima, due anni e 2mila euro di multa per Massimo Pasqualin ed Elia Levach, per Ergys Hasimaj ed Erion Mucaj.
